IL RISIKO DELLE COMUNALI

Penso di sì, credo di no. Gabriele Albertini ha deciso di non decidere, e aspetta. Sa che una sua candidatura a sindaco è un colpo dagli effetti pesanti, e non può permettersi di commettere errori. Se il Pdl avesse puntato sul suo ritorno l’ex sindaco sarebbe in campo da mesi. Ma così non è stato, e ora l’opzione rimasta sul campo è la candidatura alla testa di un terzo polo. Una mossa azzardata, da calcolare al millimetro anche in base all’evoluzione del quadro nazionale con la possibilità di elezioni anticipate.
Per ora l’ex sindaco sfoglia la margherita, e aspetta. A proposito delle voci che lo vogliono in campo anche ieri ha detto sibillino: «Hanno una base di fondamento per via del fatto che effettivamente mi sono state proposte in tempi diversi e in fonti diverse delle candidature ma non ho ancora preso decisioni in merito». Insomma non esclude nulla: «Di definitivo c’è solo la morte». Aspetta di parlare con Silvio Berlusconi (e magari con Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini). Di sicuro aspetta di vedere che fine fanno le primarie del Pd. L’esito di quel voto così contestato e tormentato interessa anche le variegate tribù intenzionate ad «accamparsi» al centro: Udc, finiani, ex assessori arrabbiati (Tiziana Maiolo, Paolo Massari, Edoardo Croci), magari anche qualche verde.
Che c’entrano con le primarie del Pd è presto detto: se vincesse il candidato (non a caso) sponsorizzato dal Pd, Stefano Boeri, i margini di manovra al centro si restringerebbero di parecchio. Cambierebbe tutto invece, se il 14 novembre dovesse spuntarla il Vendola milanese, Giuliano Pisapia. L’ex deputato di Rifondazione Comunista due giorni fa ha detto: «Non sono comunista, ma rivendico di essere di sinistra», e si è preoccupato di garantire che la sua seconda esperienza parlamentare lo aiuterà «ad avere consensi al centro». Eppure è indubbio che il suo profilo è molto marcato a sinistra, molto laico e progressista (e piace all’Idv). Non a caso l’Udc ha chiuso subito le porte. Se Pisapia dovesse farcela - e la cosa ad oggi è tutt’altro che improbabile - al centro si aprirebbero spazi di agibilità politica e consenso in cui il terzo polo conta di poter correre. Con Albertini candidato (o magari Manfredi Palmeri). Per fare cosa? Per arrivare al secondo turno. Contro la Moratti lasciando fuori dal secondo turno una sinistra che spera ridotta a un voto su tre. O - meglio ancora - contro Pisapia lasciando a casa la Moratti. Ma a questi conti, per ora, manca l’oste: il voto dei milanesi. E da un sondaggio condotto ieri da Swg per Affaritaliani risulta che il terzo polo (Udc+Fli) avrebbe un bottino di voti discreto ma non eccezionale (9%), ma anche con Albertini non andrebbe oltre il 15-17% dei voti. Un po’ poco.