Il risiko della monnezza Così gli altri Comuni si preparano alla guerra

Se l’emergenza rifiuti fosse una partita di Risiko, i prossimi giorni sarebbero una classica mano interlocutoria. Una fase in cui i giocatori passano il turno senza azzardare, guadagnano tempo attendendo che gli avversari si espongano facendo la prima mossa.
Da una parte c’è il sottosegretario ai Rifiuti Bertolaso: gli è toccato in sorte l’obiettivo di piazzare le sue indesiderate armate, le tonnellate di monnezza marcescente, nei siti indicati dal decreto varato dal Consiglio dei ministri. E finché non riuscirà a normalizzare il ciclo dei rifiuti in tutta la regione, dovrà fare i conti con i malumori dei campani.
Dall’altra parte del tabellone stanno seduti sindaci e amministratori locali dei Comuni che dovranno accogliere i rifiuti. Il loro obiettivo (che discende in modo diretto da quello di tutti i politici, ovvero non perdere il consenso popolare) è fare di tutto perché la monnezza non arrivi da loro. E ora che la situazione a Chiaiano si è momentaneamente sgonfiata - dopo che Bertolaso ha assicurato che nessun lavoro sarà fatto fino al responso dei tecnici (20 giorni per le stime di fattibilità) gli amministratori locali hanno acconsentito a intercedere affinché le barricate siano rimosse - tocca proprio a loro la prima mossa. Per ora giocano al rialzo: sfornano richieste, pongono condizioni. Se i loro appetiti non saranno soddisfatti, si potrebbero aprire altri scenari di guerriglia urbana: perché le braci della rivolta sono vive, sotto una sottile coltre di cenere, pronte a trasformarsi in rogo. Tutt’altro che accondiscendente, ma per lo meno poco propenso a cavalcare moti di piazza, la posizione del sindaco di Serre, Palmiro Cornetta, che ha dato mandato all’avvocato Raffaele Falce di verificare se ci siano gli estremi per impugnare in sede legale il decreto. Più pragmatico e rivolto al dopo emergenza il pensiero del consigliere regionale di An Mario Ascierto, che parlando della sua Sant’Arcangelo Trimonte (che come annunciato ieri da Bertolaso inizierà a ricevere i primi carichi di monnezza già da metà giugno) ammette che «purtroppo la zona dovrà farsi carico di una parte dei problemi di Napoli, ma in cambio dovrà esserci un risarcimento per gli agricoltori e risorse durature per tutta la zona». Uno dei più bellicosi è il sindaco di Terzigno, Domenico Auricchio: «Voglio vedere bene cosa prevede il piano del governo, non voglio andare contro Berlusconi - ha dichiarato -. Mi devono però dire cosa ci vogliono mettere in questa discarica. Ho sentito parlare anche di rifiuti tossici. In quel caso la guerra la faccio io». Che l’obiettivo di Bertolaso non sia facile è un dato di fatto. Persino i sindaci di comuni non direttamente coinvolti dal piano di emergenza hanno da contestare: il primo cittadino di Boscoreale, Gennaro Langella, ha protestato «per il mancato invito alla riunione di ieri (domenica ndr) con i colleghi dei Comuni dove sono stati individuati i siti per destinare i rifiuti. Boscoreale è notevolmente coinvolto nella vicenda per la vicinanza al territorio di Terzigno, e non può essere tenuto all’oscuro». C’è da augurarsi più senso di responsabilità dai colleghi di Langella. Come ad esempio dal sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, che non ha ancora indicato il sito dove costruire il termovalorizzatore del capoluogo. «Ha tempo trenta giorni - ha sottolineato Bertolaso -. Poi, in un modo o nell’altro, bisognerà cominciare i lavori».