Risorge il «Fieramosca» di Blasetti

Nel settembre di settant'anni fa usciva nei cinema Ettore Fieramosca di Alessandro Blasetti; domani, alle ore 11, allo Spazio Oberdan (v. le Vittorio Veneto 2) ne potrete vedere la riedizione, curata dal Comitato Alessandro Blasetti, presente il promotore del restauro, Ernesto Nicosia. Apparso dunque nell'imminenza della crisi dei Sudeti e della conferenza per la pace di Monaco tra Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia, Ettore Fieramosca circolò nei mesi fra fine 1938 e inizio 1939, quando la popolarità del regime fascista superò anche a quella, notevolissima, della proclamazione dell'Impero d'Abissinia (primavera 1936).
Degli attriti con la Francia che l'avevano preceduta e seguita, oltre ad accompagnare la guerra civile spagnola fino al marzo 1939, il film risente fin nel soggetto, che riprende il romanzo di Massimo d'Azeglio. Blasetti - allora fascista ma solo relativamente mussoliniano - affidò la parte di Fieramosca a Gino Cervi, che non aveva la certo la mandibola quadrata del Duce. Il tono del film risente del fastidio per (e della rivalsa verso) la Francia - battuta a Marsiglia nei campionati del mondo di calcio poco dopo la fine delle riprese - pervade il film in senso più patriottico che fascista.
Il ruolo del cattivo Guy de la Motte è affidato a Osvaldo Valenti, che - antifascista allora - come fascista sarà assassinato dai partigiani sette anni dopo in una strada di Milano insieme a Luisa Ferida. Raccontò poi Blasetti - come si legge nel catalogo Ettore Fieramosca. Segreti e passioni secondo Blasetti, a cura di Franco Prono ed Ernesto Nicosia (edizioni Archivi del '900) - che Valenti «capì molto bene» la parte, «dandomi quel che volevo, con quei suoi occhi chiari, la forza e l'eleganza che volevo riconoscere, la lealtà del francese e nello stesso tempo, con la sua maschera beffarda e ironica, della suffisance».
Si evocano spesso i nudi cinematografici di regime, che sono poi i seni fugacemente mostrati nel 1942 da Doris Duranti in Carmela di Flavio Calzavara e da Clara Calamai nella Cena delle beffe, sempre di Blasetti. Ma nel ben precedente Ettore Fieramosca ci sono vari nudi integrali: quelli di cortigiane francesi. Le italiane erano in quel momento dedite solo a far bambini. Anche nel film se ne vede uno: Tao Ferrari; col vero nome di Paolo Ferrari oggi è il solo sopravvissuto del cast, insieme ad Arnoldo Foà.