RISPARMIATECI MARRAZZO

Almeno questa risparmiatecela. La regione Lazio si propone come azionista della Nuova Alitalia. Se non fosse stata proposta dall’indebitato presidente della Regione, Marrazzo, e non fosse stata presa sul serio da qualche compagno di partito e da qualche sindacalista, si potrebbe liquidare come una boutade estiva. Con un grande maldipancia si può forse sopportare che il conto della cattiva gestione di Alitalia sia pagato per l’ennesima volta dai contribuenti italiani. Ma a una sola e unica condizione. Che lo Stato, il pubblico, il governo, nella Fenice non ci metta più un becco di un quattrino. Se cade questo presupposto crolla la costruzione della Nuova Alitalia.
In realtà l’incredibile proposta romana cela un retropensiero che è difficile da sradicare. E cioè che il trasporto aereo debba essere sempre e comunque accompagnato dalla manina pelosa del pubblico. Il primo fallimento di Alitalia è per così dire filosofico, di principio. Essa non è mai stata considerata un’azienda come le altre. Vi è una sorta di specialità scritta nel suo Statuto. I suoi dipendenti contano più dei clienti. I suoi risultati sono una variabile indipendente rispetto al conto economico di una società quotata in Borsa. Chi sostiene che con la nascita della Nuova Alitalia si proceda a una socializzazione delle perdite e a una privatizzazione dei profitti sbaglia, ma solo in parte. Le perdite saranno socializzate. È vero. Ma questo non potrà più accadere nel futuro: i 16 imprenditori che hanno aperto il loro portafoglio rischiano in proprio e su un affare che non è esattamente redditizio come quello di stampare carta moneta. Ecco perché non sono più tollerabili pasticci ed è necessario recidere una volta per tutto il cordone ombelicale con il capitale pubblico. I privati hanno davanti a loro una grande opportunità e un grande rischio. Ma se lo devono assumere in proprio. Senza reti di sicurezza, ma anche senza condizionamenti. La Regione Lazio faccia il suo mestiere: amministri meglio la cosa pubblica. E non si occupi di trasporti.
In una certa misura il discorso vale anche per i sindacati dei lavoratori Alitalia. In questo senso l’intransigenza del ministro Brunetta è sacrosanta. Il suo tentativo di riforma della pubblica amministrazione mette al centro il cittadino-cliente e non già il lavoratore da tutelare a prescindere. Figurarsi se un discorso simile non si debba fare con Alitalia. Fino a prova contraria se esiste un interesse nazionale, esso è rappresentato dalle esigenze di 60 milioni di italiani e da milioni di imprese e non già dal futuro lavorativo di 18mila lavoratori. È forse scandaloso dire chiaramente che un’azienda, un’amministrazione, deve la sua esistenza e la sua stessa ragione d’essere alla qualità del prodotto o del servizio che rende e non alla tutela incondizionata dei suoi lavoratori?
Nicola Porro
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