Risparmio Consob mette sotto torchio due banche per conflitto di interesse

La Consob bacchetta due banche dopo aver riscontrato alcune «criticità» nelle modalità di vendita al pubblico di alcuni prodotti finanziari. In un caso perché il bancario di turno ha venduto al cliente un prodotto sul quale il primo (e non il secondo) ci ha guadagnato, nell’altro perché il dipendente ha fornito consulenza informale, consigliando di acquistare uno strumento finanziario. L’Authority di Lamberto Cardia ha quindi ordinato ai due istituti di convocare i cda per risolvere i problemi. Non ravvisando una violazione palese ma avendone solo il sospetto, Consob non svela i nomi degli istituti coinvolti ma l’affondo costituisce un avvertimento all’intero sistema creditizio su tematiche delicatissime come la trasparenza e la tutela dell’investitore. In caso di inadempienza i due gruppi rischiano una sanzione.
Qualche tempo fa era stata Bpm a finire sotto pressione per alcuni prestiti obbligazionari. Questa volta l’intervento della Commissione, che esercita il potere attribuitole dal Testo Unico della Finanza, riguarda invece la «prestazione di servizi di investimento». Nel primo provvedimento, che colpisce una banca di medie dimensioni, Consob critica le politiche di incentivazione del personale addetto alla relazioni con la clientela, nel secondo le modalità di consulenza allo sportello. In particolare, Consob ha rimarcato alla prima banca che «la corresponsione di incentivi al personale», quando incentrata sulla distribuzione di prodotti della casa o, addirittura, di uno specifico prodotto, favorisce situazioni di conflitto di interesse, perché può indurre gli addetti a «consigliare investimenti che incrementano la componente variabile della remunerazione personale, a prescindere dalle reali esigenze dei clienti». Soprattutto quando il gruppo adotta come modello la cosiddetta «architettura aperta».