Risparmio, crolla la fiducia degli italiani

Siamo ai minimi da dieci anni, colpa della politica e del carico fiscale: insoddisfatti 6 su 10. Secondo l'Isae nel 2008 la crescita economica si fermerà all'1 per cento

da Roma

Sei italiani su dieci sono pessimisti sul futuro. Un anno fa erano cinque. La fiducia ha toccato il minimo da dieci anni. Lo dice un’indagine condotta da Astra Ricerche, in collaborazione con Bpm Gestioni.
E chi è pessimista non consuma; e visto che il nostro pil è alimentato in buona parte dai consumi, l’Isae (l’Istituto di ricerca economica del ministero dell’Economia) stima che quest’anno la crescita dell’economia si fermerà all’1%, contro l’1,5% previsto dal governo. L’Isae conferma quindi il dato indicato dalla Banca d’Italia e dalla Confindustria.
Il calo dell’ottimismo, e di riflesso, l’aumento del pessimismo è determinato soprattutto - secondo la ricerca - da una politica giudicata «inadeguata»: lo dicono 7 italiani su dieci. Per altrettanti il pessimismo sul futuro viene dai problemi legati alla sicurezza. Mentre per il 60% degli italiani i timori sul futuro sono prodotti dall’inflazione (intesa come dinamica dei prezzi) e dall’eccessivo carico fiscale.
Secondo Astra Ricerche, l’indagine segnala tre elementi della società italiana. Il primo, la fine del tradizionale ottimismo nazionale. Il secondo, la convinzione collettiva che il passato sia migliore del futuro. Il terzo, l’incertezza sul presente e sul futuro.
Lo studio, infatti, rivela che la percentuale di intervistati che dichiara di «stare meglio dei propri nonni» scende al 52%, contro il 58% di un anno fa; mentre il 43% pensa di stare meglio dei propri genitori, contro il 47% che pensava lo stesso dodici mesi fa. In più crolla dal 36 al 28% la percentuale di chi pensa di «stare meglio di due o tre anni fa». E meno di 3 italiani su dieci ritiene che «i giovani avranno sicuramente un futuro migliore dei loro genitori».
Simile pessimismo non può che trasmettersi sul risparmio, con un’inversione di rotta rispetto al trend degli ultimi tre anni. In generale, quasi 6 italiani su dieci non sono soddisfatti dei propri investimenti (erano cinque a gennaio 2007). Con punte più negative fra chi ha dirottato i risparmi verso i fondi.
Rimane stabile il comportamento dei risparmiatori verso il risparmio gestito; anche se questo comparto non resta immune dal clima negativo generale. Scende al 22% la percentuale di quanti dicono di farvi ricorso e di voler continuare a farlo. È stabile al 17% la quota di quanti pensano di farvi ricorso, pur non avendo comprato fondi o altri prodotti di gestione del risparmio sino ad ora. Sale all’11% (dal 9%) la percentuale di quanti hanno detto addio alle Sgr.
E come indicato nei giorni scorsi da studi della Banca d’Italia, i risparmiatori italiani stanno orientando gli investimenti sui titoli pubblici.
Secondo uno studio dell’Adusbef, se dovesse essere introdotto l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie dal 12,5 al 20% (ipotesi caldeggiata dal governo Prodi, ma mai applicata) per i risparmiatori si tradurrebbe in un maggior prelievo fiscale pari a 547 milioni di euro. L’organizzazione dei consumatori, in più, rileva che il 52,75% dei titoli pubblici in circolazione è in mano a investitori internazionali. Ne consegue che la maggior parte degli interessi pagati dallo Stato sui Bot va all’estero. L’Adusbef propone quindi di esentare dall’aumento della tassazione i risparmi, per singola famiglia, fino a 50mila euro.