Risparmio e mattone salvano le famiglie dall’impatto della crisi

RomaLa capacità di risparmio delle famiglie italiane e il tradizionale investimento nel mattone hanno attenuato l’impatto della crisi. È quanto emerge dal supplemento al Bollettino statistico di Bankitalia che ha analizzato la ricchezza delle famiglie italiane nel 2008.
L’ammontare totale dei beni detenuti, attivi e passivi, ha raggiunto l’ammontare di circa 8.284 miliardi di euro (348mila euro a famiglia), con una riduzione dell’1,9% rispetto al 2007. Secondo stime preliminari effettuate da Via Nazionale anche alla fine del primo semestre di quest’anno i valori sarebbero rimasti invariati.
A rendere ingiustificabili i soliti allarmismi politico-sindacali è l’analisi dei dati disaggregati. La dinamica delle attività reali, pari a 5.714 miliardi di euro, ha segnato un incremento annuo del 3%, meno sostenuto di quello degli anni precedenti a causa della stasi del mercato immobiliare. Infatti, i 4.667 miliardi detenuti in abitazioni (196mila euro in media per famiglia) segnano un aumento del 2,8%, a fronte del 6,6% registrato in media tra il 1995 e il 2007.
Un’analoga valutazione può essere effettuata discriminando tra risparmio e investimenti finanziari. Il primo, infatti, ha contribuito nel quindicennio per il 60% alla crescita della ricchezza netta e l’anno scorso è aumentato di 88 miliardi di euro. I capital gain, invece, pesano per il 40% e l’anno scorso sono stati negativi per 521 miliardi. Il calo dei mercati ha pesato infatti per 300 miliardi sul portafoglio azionario delle famiglie e per 100 miliardi sulle quote di fondi detenute.
Se a questi si aggiunge la crescita annua del 3% delle passività (principalmente credito al consumo e mutui), salite a 805 miliardi di euro si comprende come il calo abbia cause ben precise. Contestualmente non sorprende la distribuzione della ricchezza nelle famiglie: il 10% delle più ricche ne controlla 44,5% (44,7% nel 2006, 47,5% nel 2000), mentre il 50% di quelle più povere il 9,8% (9,7% nel 2006, 9,6% nel 2000). Insomma, le disuguaglianze ci sono ma non si sono acuite, eccezion fatta per due indicatori. La percentuale di famiglie con ricchezza negativa salita al 3,2% dal 2,7 del 2006. A prezzi costanti, cioè depurati dall’inflazione) la ricchezza si attesta sui valori di circa un decennio fa.
La statistica evidenzia quindi che i primi sei mesi del governo Berlusconi hanno contribuito a «frenare» un trend che poteva produrre danni maggiori. Il confronto internazionale, infatti, non vede certo l’Italia agli ultimi posti. Il rapporto tra ricchezza netta e reddito disponibile degli italiani l’anno scorso era pari a 7,6 in linea con Francia e Gran Bretagna e superiore a Usa (4,9) e Canada (5,4). La diminuzione del rapporto è stata inferiore agli altri Paesi G7.
Le attività reali in rapporto al reddito disponibile, inoltre, hanno segnato quota 5,3, valore di poco inferiore solo a quello francese. Che cosa ha permesso quella che si può definire una sostanziale tenuta dinanzi a una crisi tremenda? Il tradizionale minor ricorso al debito: le passività delle famiglie rappresentavano a fine 2008 solo il 74% del reddito a fronte del 132% degli Usa e del 181% della Gran Bretagna.
Le critiche del Pd all’inefficienza del governo non trovano un valido fondamento nei numeri, mentre le rimostranze dei sindacati, in particolare Uil e Ugl, sulla necessità di ridurre la pressione fiscale sulle famiglie sono motivate visto che, nell’ambito G7, l’Italia si attesta sempre dietro la Francia dove si applica il quoziente familiare.