Risparmio, le paure degli italiani

Troppi termini inglesi e poco comprensibili: il 63% del campione rinuncia a informarsi

da Roma

Il risparmio è ancora un valore per gli italiani, ma il problema è come investirlo. Scarsa propensione al rischio? Mancata metabolizzazione dei crac Cirio e Parmalat? Forse, ma il freno principale è dato dalla scarsa o nulla conoscenza di quell’esperanto finanziario che è l’inglese, al quale si sommano i termini esoterici utilizzati nel gergo degli affari. A questa conclusione è giunto il Rapporto Patti Chiari 2006 «L’Italia che risparmia», condotto da Renato Mannheimer e presentato in occasione del lancio della IX iniziativa del Consorzio PattiChiari «Investimenti finanziari a confronto. Capire e scegliere i prodotti finanziari».
Il risparmio è percepito dagli italiani come «estremamente importante», con l’80% degli intervistati che lo ritiene «come una sicurezza per il futuro e dichiara di accantonare risorse per la vecchiaia o gli imprevisti». La ricerca evidenzia comunque un «gap significativo» (quasi un italiano su quattro) fra coloro che dichiarano di informarsi per capire il modo migliore di gestire i propri risparmi e coloro che effettivamente lo fanno. E gli ostacoli linguistici e di comunicazione finiscono per scoraggiare il 63% dei risparmiatori.
Alle difficoltà oggettive di comprensione si affiancano «barriere di tipo soggettivo che agiscono sulla sfera psicologica dell’individuo: paura di sbagliare, percezione di incompetenza, mancanza di chiavi di accesso per interpretare le notizie diffuse dai media, creano un senso di disagio a quasi tre italiani su quattro.
«I dati emersi ci confermano, ancora una volta, come la strada che il Consorzio ha intrapreso tre anni fa sia quella giusta e come l’educazione finanziaria sia non solo utile ma fondamentale per la crescita culturale - ha sottolineato il direttore generale dell’Abi, Giuseppe Zadra - dei singoli e della società».