Risparmio, vertice di maggioranza per dare lo sprint alla riforma

Il Cavaliere: «Voglio l’incontro per verificare l’intesa dei partiti su alcune modifiche». L’ok dopo la Finanziaria

da Roma

Sul risparmio «devo convocare un vertice per verificare se tutti i partiti della Cdl sono d’accordo su alcune modifiche per quanto riguarda la Banca d’Italia e le pene, non quelle sul reato di danno su cui c’è accordo, ma su quelle di pericolo». Silvio Berlusconi conferma, da Barcellona, che intende prendere l’iniziativa sul ddl risparmio, impantanato alla Camera dopo il «sì» di Palazzo Madama. L’ipotesi è quella di calendarizzare il provvedimento a Montecitorio non appena terminata la sessione di bilancio. Tuttavia, se vi saranno modifiche - come sembra - sarà necessario un altro passaggio in Senato.
L’accenno del premier a Bankitalia riguarda un paio di questioni messe in evidenza dalla Bce: in particolare la questione dell’autonomia della banca centrale una volta che l’azionariato passerà in mano pubblica; e quella del mandato a termine, non solo per il governatore - già previsto nel testo - ma per gli altri tre componenti del direttorio. Per quanto riguarda il falso in bilancio, Berlusconi sembra riferirsi all’articolo 30 del ddl, in cui sono state corrette in senso restrittivo le norme modificate dalla legge Vietti. Il testo del Senato stabilisce la punibilità, in caso di false comunicazioni sociali da parte degli amministratori, con la reclusione da due a sei anni; mentre il testo precedente prevedeva la punibilità nel caso in cui fossero state superate precise soglie di danno economico o patrimoniale. Il Senato ha inoltre eliminato il requisito della querela di parte.
L’intesa di maggioranza su queste modifiche appare necessaria perché, per questione di tempi, bisognerà quasi certamente fare ricorso a un doppio voto di fiucia, sia alla Camera che al Senato. Il rischio, senza fiducia, è che il provvedimento decada con la conclusione della legislatura, con grave danno di immagine sui mercati internazionali. «Considerato l’impegno di Berlusconi - commenta il senatore Luigi Grillo (Fi) - esistono i presupposti per concludere positivamente questo lungo iter legislativo: c’è ancora tempo per fare un buon lavoro».
Berlusconi ha confermato, inoltre, che il governo intende eliminare o modificare la golden share, l’azione aurea che garantisce l’interesse pubblico in importanti società privatizzate e quotate come Eni, Enel, Finmeccanica, Terna e Telecom. «Il problema è nelle mani di Tremonti», dice il premier ai giornalisti che gli rivolgono domande in proposito. La proposta - contenuta in un emendamento alla Finanziaria presentato da Guido Crosetto (FI) - è quella di affidare la protezione di società strategiche nei confronti di scalate ostili dall’estero con una nuova «pillola avvelenata» a prova di critiche da parte di Bruxelles.
Il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, si augura che il governo rinunci quanto prima ai poteri speciali garantiti dalla golden share: «Speriamo che la decisione giunga al più presto. La poison pill non ci entusiasma - aggiunge Catricalà - ma in alcuni casi potrebbe essere giustificata». Il 13 ottobre scorso la Commissione Ue ha chiesto all’Italia la rinuncia alla golden share, concedendo due mesi per la risposta. La Finanziaria - su cui si sono abbattuti 2800 emendamenti in commissione Bilancio della Camera - è dunque il veicolo scelto dal governo per le modifiche.