Rispediti subito in Bolivia 82 «crocieristi» senza visto

Imbarcati sulla MSC Sinfonia a Rio, prima hanno cercato di sbarcare in Spagna e poi a Genova. Ma sono stati fermati

Il progetto, nella sua semplicità, era tanto rischioso quanto ingenuo: scendere dalla nave dove si erano imbarcati e, senza alcun visto di ingresso, mettere piede sul suolo europeo come se niente fosse. È in questo modo che 82 boliviani che il 13 marzo scorso si erano imbarcati a Rio de Janeiro sulla MSC Sinfonia, ieri mattina hanno cercato di sbarcare nel porto di Genova. Probabilmente, vista la fama di assai scarsa serietà che si porta dietro l’Italia nel mondo, speravano davvero di potercela fare. Ma, una volta tanto, le cose non sono andate così. Infatti quando gli agenti della Polmare si sono trovati davanti tutti quei boliviani che chiedevano di entrare nel territorio italiano, immediatamente hanno bloccato la comitiva. È pur vero che il governo Prodi cerca di liberalizzare al massimo l’ingresso di clandestini con varie agevolazioni e che certi ministri, come Ferrero, un giorno sì e un giorno pure annunciano che vogliono cambiare la legge Bossi-Fini sull’immigrazione, che gli extracomunitari devono poter votare e che vorrebbero creare un nuovo esercito di sottoproletari multilingue. Ma la legge per il momento è quella che è per cui, in uno stato di diritto, è sulla base di quel testo che si discute.
Insomma, si entra in Italia se c’è un visto sul passaporto. Se no si torna a casa.
In un primo tempo i dirigenti della Polmare se la sono presa con la compagnia armatrice della nave. Come è possibile, hanno fatto osservare alla MSC Crociere, che 82 persone sprovviste di visto d’ingresso vengano sbarcate nel porto di una nazione sovrana? Ma la spiegazione c’era e dopo qualche ora è saltata fuori. «Al loro imbarco su MSC Sinfonia in Brasile - spiega la compagnia armatrice in un comunicato - gli ospiti hanno superato regolarmente i controlli di polizia di frontiera ed erano in possesso di validi documenti di viaggio. MSC Crociere, quindi si è attenuta regolarmente alle norme internazionali che prevedono l’obbligo di controllare la corrispondenza tra il biglietto e il passaporto, nonché verificare che quest’ultimo sia in corso di validità. Eventuali altre restrizioni all’espatrio sono invece di competenza della polizia di frontiera».
Il discorso, però, regge fino ad un certo punto. Infatti gli stessi ufficiali della MSC Sinfonia hanno detto che i boliviani in realtà erano diretti in Spagna, dove esiste una loro larga comunità. Quando però la nave è giunta in uno scalo spagnolo, anche lì la polizia ha chiesto i visti d’ingresso e, non appena gli agenti si sono resi conto che nessuno degli 82 passeggeri ne era in possesso, li hanno rimandati dritti dritti a bordo. Zapatero o non Zapatero, sembra che abbiano detto, di qua non si passa se non si è regolari.
Andata male in Spagna, la nave ha dovuto tenersi il suo ingombrante carico di passeggeri senza visto fino in Italia, dove l’esperimento dello sbarco è stato ripetuto. Ma anche qui, Prodi o non Prodi, non c’è stato niente da fare.
È stato solo a quel punto, quando le autorità di frontiera hanno puntato il dito contro la compagnia che aveva «scarrozzato» la comitiva boliviana fino al nostro porto, che la MSC Crociere ha deciso di darci un taglio e di pagare il viaggio di ritorno in aereo per la Bolivia agli indesiderati 82 aspiranti clandestini.
«MSC Crociere - si legge nella seconda parte del comunicato - ha prestato la massima collaborazione alle autorità diplomatiche boliviane e al Governo italiano, in particolare il Ministero degli Interni e il Ministero degli Affari Esteri ed ha organizzato un volo charter per il rimpatrio dei passeggeri sbarcati a Genova».
E così, senza tanti preamboli, gli 82 boliviani alle cinque di ieri mattina sono stati accompagnati all’aeroporto dove sono stati imbarcati su un volo speciale diretto in Bolivia, con scalo intermedio a Madrid.
A questo punto ci si può scommettere che d’ora in poi, prima di imbarcare un qualunque passeggero su una delle loro navi, le compagnie armatrici si assicureranno che sul passaporto abbia anche il visto d’ingresso per il porto cui è diretto. Altrimenti si resta a terra.
Da questa storia, però, se ne trae un insegnamento. Se un gruppo così numeroso di persone si imbarca su una nave è perché crede davvero di poter sbarcare senza problemi. In altre parole, in quelli che definiamo «Paesi del Terzo Mondo» è ormai opinione diffusa che si possa venire in Spagna e in Italia in barba a qualunque legge. Per cui se non si pone un freno all’illegalità, assisteremo davvero ad un’invasione senza precedenti.