«Rispettatemi». Nonno rom uccide i nipoti

Sparatoria in una baraccopoli abusiva nel Milanese. L’uomo, 77 anni, ha colpito a morte i due giovani e ferito una terza persona. Duplice delitto "d’onore" di un anziano bosniaco che era stato a capo
di un clan dedito allo sfruttamento dei minori. Le vittime avevano 17 e
20 anni

Milano - Una raffica di otto colpi di pistola calibro 7.62 sparati quasi alla cieca, come se la pistola fosse nelle mani di un giustiziere senza scrupoli e senza futuro. Sono le mani rugose e cotte dal sole di un vecchio di 77 anni, Nazif «Nazo» Sulejmanovich, storico capo dell’omonimo clan di nomadi bosniaci insediatisi anni fa all’Olmatello di Firenze. E che ieri mattina, intorno alle 10.30, in un piccolo campo abusivo di roulotte e camper a Muggiano, alle porte di Milano, dopo aver sorseggiato il suo caffè, si è sentito ferito da un insulto lanciatogli dalla nuora Halida, una 40enne, vedova di suo figlio Giuliano. Così, ha estratto la pistola che teneva nella cintola dei pantaloni e ha ucciso i figli maggiori della donna, i suoi nipoti - Salvatore «Rambo», 17 anni e Svetlania, 20enne (ha compiuto gli anni sabato, ndr) madre di due bambini di 2 anni e 4 mesi e incinta da 5 settimane del terzo figlio - e ferito Roberto, 34 anni, unico sopravvissuto. Poi il vecchio ha aspettato la polizia e, consegnando nelle mani degli agenti la sua vecchia arma slava con ancora due colpi in canna, ha spiegato: «Mi trattavano male già da tre anni e non mi portavano più rispetto, avevamo contrasti in famiglia. Ma non volevo far male a Roberto...».

«Rambo» è stato colpito per primo - alla testa, alla schiena e, di striscio, a un braccio ed è morto subito; Svetlania è stata portata all’ospedale San Carlo con due proiettili nella scatola cranica ed è spirata lì, poco dopo. Roberto, colpito da due pallottole all’inguine: la sua prognosi è riservata, ma non è in pericolo di vita.

In realtà, secondo gli inquirenti, i veri bersagli del vecchio Nazo erano la madre dei due giovani morti, la nuora Halida e il suo nuovo compagno Raifo, scampati ieri alla sparatoria fuggendo dal campo. Una sfilza di precedenti per furto e possesso ingiustificato di armi e una condannna, tre anni fa a Firenze, per ricettazione dei proventi di borseggi ai turisti, Nazo era stato provato dal suicidio in carcere di tre dei suoi figli, tra il 2003 e il 2004. Uno di loro, Giuliano, padre dei ragazzi uccisi ieri, una volta dietro le sbarre, era stato accusato dalla moglie Halida di aver abusato della loro figlia e, secondo Nazo, per questo si era tolto la vita. Da allora lui non aveva più perdonato la nuora.

«Faceva spesso la spola in auto tra Firenze e Roma. - spiegano i rom del campo - Ultimamente si sentiva offeso perchè la nuora e il suo nuovo compagno avevano portato a termine degli affari senza consultarlo».