«Rispettiamo i giudici ma l’Udc è con Cuffaro»

Casini: «Non può essere un’indagine a liquidare un politico. A sinistra la cultura del sospetto assegna marchi di infamia agli avversari»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Reduce dall’incontro con il presidente Carlo Azeglio Ciampi in veste di presidente della Camera per le fasi finali di scioglimento della Camera, Pierferdinando Casini in veste di leader del suo partito chiude i lavori della conferenza programmatica dell’Udc, dando il via alla campagna elettorale. E così «una delle tre punte» della Cdl definisce il ruolo dei moderati nella coalizione, difende e si fa garante della candidatura del presidente della Regione Siciliana, e accusa di «ambiguità» la linea politica dell’Unione. «Il nostro compito non è quello di gettare la spugna, ma di guidare il cambiamento del centrodestra per far vincere la metà dell’Italia moderata che in noi si riconosce» spiega, riaffermando così il ruolo autonomo dell’Udc dentro la coalizione.
Lancia anche un preciso messaggio al premier: «Aiutiamo Berlusconi a riposarsi, a dargli un po’ di respiro, altrimenti a forza di far fare tutto a lui non sappiamo più come fare» - afferma ironizzando sulle parole del Cavaliere che aveva detto in televisione «che mentre lui già lavorava, io e Fini ci davamo alle gozzoviglie», a proposito degli spinelli fumati in gioventù. Ma per parare qualunque polemica ha voluto precisare: «Gli voglio bene, gli sono grato, senza di lui questa esperienza non si sarebbe fatta, ma, a differenza della sinistra, ho superato la malattia infantile degli incubi. Sono uscito dal complesso di inferiorità nei confronti di Berlusconi». E rilancia il progetto di un partito moderato, che non sia un ritorno alla Dc, ma «la creazione di una grande forza popolare, di un partito di centrodestra che non si vergogni della sua identità cristiana e che faccia da traino e da speranza per quella metà dell’Italia che guarda al popolarismo».
Questo sarà il tema di fondo della campagna elettorale di Casini, che ribadisce così che il 9 aprile servirà non solo per «consolidare la crescita del partito», ma anche per fare il primo passo «per tornare grandi e guidare l’Italia del futuro».
Non nasconde che sarà una difficile campagna elettorale, e affronta uno dei temi più spinosi, sicuro di ricevere gli applausi della platea: la ricandidatura del governatore siciliano, Totò Cuffaro, sottoposto a processo con l’accusa di favoreggiamento per mafia. «Noi rispettiamo la magistratura, ne abbiamo fiducia, ma rispettiamo anche gli uomini e le donne che abbiamo visto crescere fin dai tempi del movimento giovanile» e riafferma la sua già dichiarata fiducia nei confronti di Cuffaro. Per Casini «non può essere una indagine a liquidare un uomo politico, se alimentiamo la cultura del sospetto diamo alla mafia un’arma in più: l’eliminazione politica dei suoi avversari. Il partito ha riflettuto e ha deciso di sostenere Cuffaro e di affiancargli in questa battaglia tutti gli altri parlamentari». E respinge gli attacchi della sinistra e dello stesso Massimo D’Alema nell’ultimo faccia a faccia televisivo: «La sinistra ha una concezione singolare della lotta alla mafia. Se uno passa da destra a sinistra diventa automaticamente immune da ogni contagio, se è coerente e conduce la sua battaglia contro la sinistra, la cultura del sospetto gli assegna il marchio di infamia». È netto sulle divisioni che il caso Cuffaro ha creato in Sicilia dentro l’Udc (è il caso dell’on. Massimo Grillo che ha duramente condannato la candidatura di Cuffaro: «Il dissenso è un valore che deve essere salvaguardato anche a livello locale. Ma c’è un limite che non ammetterò mai possa essere superato: il confine dell’onestà intellettuale. Chi è candidato con Cuffaro non può dire di sostenere il centrosinistra»).
Nel suo lungo intervento non trascura gli avversari. Accusa Prodi di «tacere sulle cose serie e parlare d’altro e di copiare Berlusconi promettendo una drastica riduzione delle tasse». E conclude: «Se tra noi e Forza Italia, tra noi e An, tra noi e la Lega, ci sono confini e a volte solchi anche profondi, non c’è però l’abisso che separa a sinistra Vladimir Luxuria da Domenico Fisichella, Paolo Cento da Enrico Letta, Caruso e i no-global da Clemente Mastella, Emma Bonino da Antonio Di Pietro. Per elencare tutte le contraddizioni del centrosinistra non basterebbe una giornata».