Il rispetto di amici e avversari per «un grande intellettuale genovese»

Numerosissime e «trasversali» le testimonianze di rappresentanti delle istituzioni, uomini politici e intellettuali, appena appresa la notizia della scomparsa di don Gianni. Ne pubblichiamo alcune, e di altre, che si susseguono senza soluzione di continuità, riferiremo nei prossimi giorni. Per il coordinatore regionale del Pdl, l’onorevole Michele Scandroglio, «Gianni Baget Bozzo ha attraversato questo secolo da protagonista, partecipando, come pochi altri, col suo pensiero e le sue lucide analisi all’evoluzione della vita sociale e politica del Paese. Un uomo eccezionalmente intelligente e coraggioso che ha lottato con coerenza per le sue idee senza farsi intimidire. Avevo l’abitudine di andarlo a trovare periodicamente, nel suo studio abitazione - aggiunge Scandroglio - anche nel giorno della sua scomparsa dovevo essere a Carignano. Un prete dalla Fede profonda che permeava ogni suo pensiero culturale e politico. Lascia un’eredità intellettuale di cui la città di Genova può essere orgogliosa». Particolarmente intensa la commozione, ieri pomeriggio, nella camera ardente allestita nell’abitazione di don Gianni dove si sono soffermati a lungo, fra gli altri, oltre allo stesso Scandroglio, anche il ministro Claudio Scajola, il vicepresidente del Parlamento europeo Mario Mauro, il senatore Luigi Grillo («abbiamo passato una vita insieme, sento un vuoto dentro»), Gabriele Cazzullini, Gianteo Bordero, e i ragazzi di Ragionpolitica, la rivista diretta da Alessandro Gianmoena (anch’egli presente con la moglie Aurora Franceschelli).
Intanto l’onorevole Mario Borghezio, capo della delegazione della Lega nord al Parlamento europeo, dichiara che «muore con don Gianni Baget Bozzo un indimenticabile maestro della nostra tradizione cattolica e un grande e coraggioso combattente di libertà che ha sempre difeso con grande coraggio i nostri valori in Italia e in Europa. Un nostro amico da sempre che Padania cristiana onora e ricorda con profondo rimpianto». Il sindaco Marta Vincenzi esprime «cordoglio per la scomparsa di don Gianni Baget Bozzo, un pezzo della storia della chiesa - e non solo - della nostra città, un sacerdote scomodo che aveva accettato di misurarsi nel confronto laico, assumendo ruoli e impegni politici che ne connotavano la figura e la cultura. È stato un intellettuale di dimensione nazionale, un uomo intelligente, colto, dotato di uno spirito libero e critico. A lui va un mio personale segno di stima, nel ricordo di un confronto che, pur da posizioni politiche diverse, spesso lontane fra loro, era sempre elemento di stimolo e di riflessione». «Sono profondamente commosso per la scomparsa di Don Gianni Baget Bozzo - afferma l’onorevole Sandro Biasotti -. Ha sempre tenuto aperta e viva la dialettica politica e la nostra attenzione sugli aspetti teologici della politica. Per me è stato un riferimento ed un esempio della mia vita politica. Attento consigliere, non ha mai mancato di difendermi e di spronarmi anche quando ho attraversato momenti critici e sono caduto in errore». «La scomparsa, imprevista ed improvvisa, di Gianni Baget Bozzo, una delle figure di spicco del panorama culturale e politico non solo genovese, - sostiene il presidente della Provincia Alessandro Repetto - mi coglie di sorpresa e mi addolora. Dalle posizioni iniziali, e poi quando fu anima critica nel dibattito conciliare, ha assunto posizioni che non sempre ho condiviso; verso le quali, però, ho sempre nutrito profondo rispetto per l'elevato livello culturale con il quale sapeva esporle e per l'onestà intellettuale di opinioni sempre figlie di sue personali e profonde convinzioni». Per il governatore Claudio Burlando, «Baget Bozzo era un uomo che non ha mai rinunciato a dire schiettamente ciò che pensava. Posso dire di avere avuto con lui in un’unica occasione, ma per me molto importante, un lungo colloquio. Fu quando una ventina di anni fa avanzai l’idea dell’Acquario a Genova, una proposta che fu accolta anche con molto sorrisi di sufficienza, mentre Baget Bozzo chiese di potermi parlare perché voleva capire che cosa significasse quella idea. Quando gliela esposi ebbe parole di comprensione e di incoraggiamento».