Rispoli: "Povera Rai, è piena di dilettanti"

"La Tv di Stato mi ha cancellato anche grazie a Cappon e Del Noce". Lerner? "Negato per il grande pubblico"

Roma - Sta da papa Luciano Rispoli nel suo villino di Casal Palocco (Ostia), con lo scirocco che agita i pini nel giardino. Il sole entra nello studio dalla veranda. Io dalla porta.

Un giovanotto in jeans, golfetto e tubolari da tennis gironzola attaccato al portatile. È il settantaseienne conduttore in azione. Con foga di esordiente organizza l’ennesima puntata della sua matusalemmica trasmissione Tappeto volante, per un decennio su Tele Montecarlo, oggi su Canale Italia, tv privata di medio calibro.

«Bella la tua villa. Ti ripaga da gioie e amarezze?», gli dico appena smette di agitarsi.

«Quella che tu chiami gentilmente villa...», e già con questa squisitezza ribadisce che lui è il più garbato showman mai comparso sui teleschermi, «... non la sento più tanto mia. Piuttosto, ormai, dei miei tre figli e due nipotini», e siede sul divano.

«Sei malinconico?», azzardo.

«È la malinconia che nasce dalla consapevolezza che il da fare sia stato già fatto. Ho un progressivo distacco dalle cose materiali. Come dice il poeta: “È importante staccarsi dolcemente dalle cose che ci stanno abbandonando”», e guarda la stanza piena di targhe e riconoscimenti, tra cui tre tapiri d’oro.

«Siamo nati per morire - filosofeggio -, ma ora siamo qui per fare una combattiva intervista».

«Spara», dice lui rinvigorito e inforca gli occhiali da vista. Sul petto, appesi per la stecca, ha anche quelli da sole.

«Hai esordito in Rai nel 1954».

«Da Bologna, dove sono arrivato in fasce dalla Calabria, mi ero iscritto a Scienze Politiche a Roma. Sentivo però una vocazione per la comunicazione e feci un provino in Rai».

«I mitici provini dell’era Bernabei», dico.

«Me lo fece Vittorio Veltroni, padre di Walter e direttore del Tg agli esordi. Mi chiese di fingere una radiocronaca sportiva, un’intervista a un politico, ecc. Erano le selezioni di allora. Oggi, invece, la Rai è piena di dilettanti, di solito incapaci. Nessuno si è messo in gioco con un provino», e scuote la testa grigio-bianca, pettinata alla Bruto.

«In 37 anni in Rai sei diventato notissimo».

«Ho fatto con umiltà il lavoro da dirigente. Capo del Dipartimento scuola e altro. Ho collaborato con un direttore generale come Biagio Agnes e un presidente come Sergio Zavoli. Altro che questo Del Noce, per il quale ho una grande antipatia».

«Che c’entra Fabrizio Del Noce, l’attuale capo della Prima rete?», chiedo.

«La Noce c’entra sempre», dice sibillino.

«Parliamone a tempo debito. Vai con ordine».

«Con Zavoli e Agnes ho fatto la trasmissione di culto, Parola mia, sulla lingua italiana. Dopo la prima puntata ebbi subito le telefonate di apprezzamento di entrambi, consapevoli di quanto fosse importante stimolare l’autore. Misura la distanza tra la Rai di allora e quella degli attuali Del Noce».

«E dalli con Del Noce. Eri così noto che a celebrare il tuo matrimonio fu Padre Pio».

«Successe più per ragioni economiche che religiose. Sono stato onestissimo e non ho mai nuotato nell’oro. Adesso ho 2400 euro al mese di pensione. Li arrotondo - grazie a Lucio Garbo, patron di Canale Italia, al quale sono gratissimo - con Tappeto volante di cui sono autore, factotum e conduttore. Sai quanto prendo per ogni puntata di due ore?», chiede di botto.

«Diecimila euro», dico e tengo già conto che non è più nel gruppo delle prime donne.

«Quattrocento euro. Se La Noce rendesse pubblici i compensi dei suoi collaboratori, soddisferebbe la mia curiosità di utente Rai che paga il canone».

«Hai lasciato a metà il racconto degli sponsali».

«Non avevo i soldi per il matrimonio borghese che voleva mia madre. Allora, sapendola devota di Padre Pio, proposi le nozze a San Giovanni Rotondo. Fu entusiasta dell’alternativa. Me la cavai con i quattro denari di un pranzo al ristorante».

«Hai lanciato, tra gli altri, Costanzo e Raffaella Carrà».

«Ho scoperto un sacco di gente. Inventai per la radio, Chiamate Roma 31 31, condotta da Gianni Boncompagni, che cambiò la natura ingessata della radio di Stato. Sei milioni di ascoltatori cominciarono a respirare un’aria nuova. La Carrà era la fidanzata di Gianni. Lanciai anche lei facendole fare delle interviste per strada».

«A 58 anni, sei passato a Tele Montecarlo e ideasti Tappeto volante. Facendo centro».

«La7, erede di Tele Montecarlo, si compiace oggi del suo tre per cento di share. Io facevo il sette».

«Bevevi coppe di champagne e parevi brillo, con garbo s’intende».

«Timido, come quasi tutti i presentatori, mi aiutavo. Lo champagne, che non è un qualsiasi vinaccio laziale, dava una sensazione di eleganza e anche gli ospiti diventavano più disinvolti».

«Che fine ha fatto la tua partner Melba Ruffo, la bella sudamericana moglie di un nobile romano?».

«Non vive più col marito e abita a New York. Da poco, è stata mia ospite a Canale Italia».

«A 70 anni, inquieto, sei tornato in Rai col tuo Parola mia».

«Me lo chiese Gianni Minoli, uno dei rari uomini Rai che apprezzi molto. Un uomo del fare, un creativo. Andò bene».

«Però dopo 70 puntate, con l’accordo per raddoppiarle, hai avuto il benservito di Paolo Ruffini, direttore della Terza rete».

«Rimasi molto male e gli amici di Striscia mi portarono uno di quei tre tapiri. Fu il divorzio con la Rai. Però stimo Ruffini perché la Terza rete è la migliore».

«La Rai ti ha cancellato».

«Neanche mi invitano come ospite. Ma sono trasmissioni così banali che ci guadagno. Mi chiedo però se sia corretto dopo 50 anni di Rai», dice e sembra un monumento allo sdegno amaro.

Parliamo di Del Noce.
L’ho incontrato per dirgli che avrei collaborato volentieri. Gli ho proposto una trasmissione, Un bellissimo autunno, conversazioni con anziani che vivono con dignità la più brutta stagione della vita.

Che ti ha risposto?
«Non mi interessa». I suoi gusti si vedono dai programmi della Rete.

Che tipo è?
La definizione meno offensiva è: un «dirigente ben pettinato». Non so chi sia il suo coiffeur, ma La Noce ha una chioma memorabile.

Perché storpi il nome?
È il figlio del grande Augusto Del Noce e mi imbarazza usare un cognome così illustre per il direttore della Rete uno.

Ti sei rivolto ad altri?
Volevo dire al presidente Petruccioli che non merito la discriminazione. Non mi ha ricevuto. Forse pensava a Capalbio, dove trascorre i week-end. Ho parlato col direttore generale, Cappon, riproponendogli Parola mia. Mi ha risposto: «Per carità, non mi intendo di programmi tv. Mi sono sempre occupato di siderurgia». L’ho ringraziato e sono uscito. Un siderurgico guida la tv! Finché ci saranno questi, con la Rai non posso avere rapporti.

Cosa sei politicamente?
Un tempo, repubblicano. Oggi puoi mettermi nell’Udc. Casini è un vecchio amico.

Il Cav ha detto di te: «Il mio conduttore ideale».
Anch’io lo stimo molto. Si vede che a Del Noce, ex deputato Fi, non interessa il giudizio di Berlusconi.

Neanche il Cav ti dà una mano.
Berlusconi, che fa una politica vigorosa per il Paese, non manca di una piccola dose di cinismo. Può dire bene di me, ma non crearsi per me un problema.

Non è, rassegnati, che a 76 anni non si è appetibili?
Ahimè, quest’ombra malinconica. Quando però guardo le registrazioni di Tappeto volante vedo che la mia professionalità è intatta. C’è molta, ma molta, tv peggiore.

Hai l’età ideale per giudicare le nuove leve. Lo show man più notevole?
Jerry Scotti. Ha competenza tecnica e buona cultura. Mai sciatto, spesso sapiente.

Tra gli intrattenitori hai un erede nel garbo?
La parola che preferisco per definire il mio stile è «rispetto». Guardando i coraggiosi servizi di Gimmi Ghione di Striscia la notizia noto che non viene mai meno all’obbligo del rispetto.

Chi è il re del talk show politico?
Sono tre i grandi protagonisti del nostro tempo: Santoro, Floris, Vespa.

Costanzo?
È bravo. Una vecchia volpe. Lo dico con l’affetto che ho per una persona che ha cominciato con me.

Mentana?
Bravo e acuto nelle scelte personali. Avere come moglie la bella e intelligente Michela Rocco di Torrepadula, che ha lavorato con me, è il suo valore aggiunto.

Fabio Fazio e Gad Lerner?
Sono da manuale della comunicazione le interviste di Fazio che è solo un po' fazioso. L’intelligente Lerner è un mistero tv. Con quel tono e quella espressione del viso è la negazione della tv per il grande pubblico.

Il tuo tg?
Per ragioni di orario guardo per primo il Tg3 delle 19. Poi il Tg1 e il Tg5, così ho il polso di tutto.

I tuoi quotidiani, escludendo questo?
Il Messaggero, giornale della città in cui vivo. Libero, sono ammiratore di Feltri. Il Corsera, il più istituzionale.

Il politico più televisivo?
Casini. Mi piace molto anche D’Alema, che da me annunciò in diretta il varo del governo Dini.

La frana?
Lo dico con disagio, perché ne riconosco il talento, ma Tremonti ha una modestissima capacità di comunicare: troppo pedagogico e un pochino snob.

Cosa non rifaresti del tuo mezzo secolo di tv?
Parlare con La Noce. Pardon, Del Noce.