«Risponderò in pista a Montezemolo»

nostro inviato a Maranello

Il giovane vecchio ha passato la giornata al simulatore ma non riesce a dissimulare. Dietro ogni sguardo, ogni sorriso, persino ogni battuta s’intravede la smorfia amara e impaziente di chi ce l’ha con se stesso e con gli altri per i troppi errori commessi nel 2010 e per le troppe critiche. Felipe Massa, a quasi trent’anni, è un giovane pilota nel pieno della maturità agonistica, ma un vecchio pilota per certe delusioni incancellabili, per quel suo sentirsi sempre sotto esame e per le ferite scolpite sul viso dal terribile incidente di Budapest 2009.
Quest’anno l’obiettivo non può che essere il titolo mondiale...
«Sì»
Sincero, quanta voglia ha di rispondere in pista a Montezemolo che nel 2010 aveva detto: “Sulla Ferrari non c’è Felipe ma suo fratello”?
«Mai avuta così tanta voglia... però, purtroppo, l’anno scorso sulla Ferrari non c’era mio fratello... ero proprio io».
Che cosa era successo?
«Non riuscivo a guidare automaticamente come sempre fatto».
Vuol dire?
«Le gomme. Non ho mai avuto problemi con le Bridgestone, poi, dal 2009 al 2010, hanno cambiato tanto... E questo è stato molto negativo per me. E non solo per me».
A chi allude?
«Intendo dire che io l’ho subito ammesso, ma dei problemi incontrati da altri non si è parlato...»
Altri chi?
«Conosco bene Schumacher. Guardando al suo stile di guida so che ha sofferto. Anche a lui piace avere un’auto più sovrasterzante che sottosterzante».
Però il suo compagno Alonso non ha avuto guai.
«E, infatti, io l’ho riconosciuto per tutto il 2010... lui si è adattato meglio di me».
A proposito, tutti suoi compagni: Alonso, Raikkonen, Schumacher. Un pregio e un difetto?
«Difetti? No, non mi piace parlare di questo. Quanto ai pregi, sono tutti e tre veloci, aggressivi, esperti. Le doti che servono per vincere il titolo».
Lei il titolo l’ha vinto e perso in pochi secondi. A San Paolo, casa sua, nel 2008. Sul podio si battè il petto davanti alla folla: vi ho dato tutto, disse.
«Accadde qualcosa che mai mi sarei immaginato di vivere. Nessuno credeva a quanto successo... nemmeno la McLaren ed Hamilton che avevano vinto il titolo» (Felipe tagliò il traguardo primo e per qualche istante fu campione del mondo, poi un fortunoso sorpasso di Lewis lo detronizzò, ndr). Quel giorno mi guadagnai il rispetto della mia gente».
Il rispetto è rimasto anche durante il brutto 2010?
«Penso di sì... anche se sono stato molto criticato. Però so chi sono, so che posso disputare una stagione competitiva e così tutto tornerà normale».
Nel passato campionato, noi critici e i tifosi non le abbiamo dato neppure l’attenuante del terribile incidente subito nel 2009.
«Giusto così. Sono un pilota, gli incidenti fanno parte del mio lavoro. E poi fisicamente avevo recuperato, i problemi più importanti erano altri (gomme, ndr). E comunque so come funziona il mondo: sono sempre stato considerato meno di quel che valgo veramente, sempre sotto esame».
Con le Pirelli, ora, sembrano non esserci problemi: negli ultimi test è stato il più veloce. Rispetto al 2010 sente di avere tutto ciò che serve per vincere?
«Fino al primo Gp non si può mai dire. Diciamo che mi sono trovato bene... e questo, pensando al mondiale, è un buon inizio».
Kers, ali mobili, il tutto per aumentare i sorpassi e... anche i pulsanti da gestire sul volante. Meno bello guidare?
«Se a un pilota si dà più potenza è solo contento... però avremo molte cose da controllare sul volante e questo potrebbe farci perdere tempo nel reagire agli imprevisti di guida... Potrebbero esserci più incidenti».
Per i noti disordini nel mondo arabo, il primo Gp non sarà in Bahrein.
«Giusto cancellarlo. In un momento simile sarebbe stata una mancanza di rispetto verso quella gente. Loro stanno affrontando grandi problemi e noi andiamo lì a correre? No, proprio no».
Su quella pista lei ha vinto due volte e l’anno scorso ha fatto doppietta dietro Alonso. In Australia va meno bene.
«Spero non cambi niente. Quando lavoriamo su una macchina lo facciamo per averla competitiva ovunque».
L’incidente di Kubica.
«So che cosa sta provando. Ma se hai la testa più forte del corpo, e Robert ce l’ha, riesci a fare cose inimmaginabili. Incontrerà giorni difficili, come accaduto a me, sarà fondamentale che gli amici e la famiglia spingano nella direzione giusta. Mi auguro che come oggi io sono qui a correre, lo sarà anche lui».
Suo figlio Felipinho è ancora troppo piccolo... ha capito che fa il pilota?
«Ha un anno e due mesi, però l’ha capito. Appena vede una qualsiasi macchina rossa esclama “papà!”... Ma il problema più grande per me è che gli piace».
Dovrebbe esserne fiero.
«Per la verità mi fa già paura».
Dunque glielo impedirà?
«Sceglierà lui, non io. Le corse sono un mondo molto bello ma altrettanto difficile. E diventare un pilota di F1 è davvero complicato: devi vincere sempre, devi avere le chance, la gente giusta attorno, insomma tante cose... Ricordo bene che cosa ha fatto mio padre per me: il pilota non soffre da solo. Non ha avuto neppure lui una vita facile... Per cui, forse, se il mio piccolo giocasse a pallone potrebbe essere più divertente... Per suo papà».
Lei è sempre sotto esame. In molti ritengono che se quest’anno dovesse incontrare altri problemi, a fine stagione verrebbe appiedato dalla Ferrari.
«Io ho sempre fatto il possibile e l'impossibile per la Ferrari perché sono uno che non dimentica il passato, tutte le chance ricevute dal Cavallino. La Ferrari mi ha dato tanto: fino a che resterà così, né team né pilota avranno voglia di cambiare».
Cattiva: nei negozi di modellismo si trovano gadget e ferrarine di Alonso, Raikkonen, dell’onnipresente Schumi. Le sue sono poche poche.
«Perché le hanno già vendute... Vede che anche lei è prevenuto».