La risposta alla rivolta inglese: "A Rovigo assunti cento operai britannici"

La Irem, contestata in Gran Bretagna, costruisce un impianto in Adriatico: "Perfetta convivenza". "Fermare quel cantiere? No, dovremmo pagare una penale"

Eppure, a milleottocento chilometri e dodici miglia marine di distanza, le cose stanno diversamente. Molto diversamente. Da Grimsby a Porto Viro si scrive il futuro che verrà in un altro modo. Niente slogan urlati a squarciagola dentro i megafoni, né striscioni, né polizia in assetto antisommossa. Ma bicchierate e partite a ping pong per ingannare la monotonia di vedere solo il mare a 360 gradi. Da una parte, quella del boicottaggio, c’è la compassata Inghilterra e dall’altra, quella delle bicchierate c’è la solitamente attaccabrighe Italia. Allora è vero «che il mondo va alla rovescia», come dice Nello Messina, vicepresidente della Irem, l’azienda siracusana, da giorni è costretta a subire il duro ostruzionismo degli operai britannici. Che a Grimsby non vogliono nemmeno vedere affacciarsi un tecnico italiano, per paura di perdere il proprio posto di lavoro.

«Evidentemente sono male informati - aggiunge Messina che, trent’anni fa con un altro socio ha fondato la Irem e oggi ha commesse in tutto il mondo - perché non sanno che in questo momento ci sono operai inglesi che stanno tranquillamente, e ci mancherebbe altro, lavorando in Italia. Come noi, nel rispetto delle leggi, possiamo lavorare in casa loro». Vero, verissimo. Tutto ciò accade non nel Paese delle Meraviglie, ma a bordo della piattaforma del rigassificatore offshore che si sta costruendo in Adriatico, al largo della costa di Porto Viro (Rovigo). Appalto al quale anche in questo caso partecipa la Irem. Conferma e sottoscrive Giuseppe Placenti, 37 anni, salernitano: «Sulla piattaforma si parla inglese - racconta - ma è l’ospitalità italiana che noi cerchiamo di trasmettere ai nostri colleghi, circa cento operai specializzati inglesi della ExxonMobil che si mescolano tantissimi altri lavoratori di varie imprese.

La vita a bordo, quando si è liberi dai turni, si svolge tra la monotonia e la difficoltà degli spazi angusti, ma noi riusciamo a convivere bene. Non solo, appunto, lavoriamo a fianco e dormiamo nelle stesse cabine da due anni, ma ci inventiamo passatempi che aiutano a solidarizzare e a rinsaldare ulteriormente il nostro rapporto di comunanza. Ecco dunque il ping pong, le partite a carte e persino le freccette che sono una sorta di sport nazionale in Inghilterra». C’è da aggiungere - precisa ancora Placenti, tra l’altro rappresentante sindacale della Filcem Cgil di Rovigo - che proprio perché sulla piattaforma ci si parla apertamente noi lo abbiano detto e ripetuto ai nostri colleghi inglesi che le prese di posizione, le reazioni che arrivano da Grimsby non hanno senso oggigiorno». E loro? «Loro preferiscono non commentare». Comportamento molto british, questo sì, che può però tuttavia venire letto come un tacito assenso, alle considerazioni dettate dal buonsenso degli italiani con cui dividono lavoro, vitto e alloggio in questo strano hotel di cemento armato in mezzo al mare.

A maggior ragione se si prende nota della dichiarazione piuttosto diretta di Giacomo Natali, segretario della Cgil di Rovigo: «Abbiamo dimostrato nei fatti che siamo molto meno sottosviluppati degli inglesi nel gestire i rapporti con i lavoratori stranieri. Sono loro che devono imparare da noi». Un’avveniristica struttura, unica al mondo, il rigassificatore Adriatic Lng (in cui ci sono partecipazioni di Qatar Terminal Limited, di Exxon Mobil Italiana Gas e di Edison), inaugurato il 20 settembre da Berlusconi. «Gran parte della nostra attività - chiosa con amarezza il vicepresidente della Irem, Messina - si concentra fuori dall’Italia. In Europa e nel resto del mondo. Era la prima volta che ci capitava una commessa in Gran Bretagna ed è anche la prima volta in cui ci troviamo di fronte a una simile situazione. Eppure lo sanno benissimo gli inglesi che realizzare un impianto di desolforazione nella raffineria Lindsey Oil non è cosa che si possa affidare a dei disoccupati che hanno magari perso il posto al pub. Solo tecnici altamente specializzati come i nostri sono in grado di farlo. Per questo motivo non capisco tutto il polverone sollevato in Gran Bretagna: ci sono contratti europei e leggi del libero mercato che vanno rispettati. Un fatto è certo: noi non ci fermiamo, anche perché dovremmo pagare una pesantissima penale alla nostra committente, che è Total».