La risposta di Tiger alle Cassandre: «Il migliore sono io»

Dopo la débâcle in Ryder Cup, Woods mette a tacere i detrattori con un successo schiacciante nell’«American Express» di Londra

Mario Camicia

Chi si è permesso il lusso di criticare Tiger Woods per la sua prestazione alla Ryder Cup - anche se alla conta finale è stato il migliore degli americani - deve fare ammenda. A soli quattro giorni dalla débâcle statunitense al K. Club di Dublino il «fenomeno» americano ha messo tutti in riga - Soloni e giocatori - in occasione dell’American Express Championship, terzo torneo annuale della serie dei World Championship. Sul percorso del Grove nei pressi di Londra firmato dal grande Jack Nicklaus, Tiger Woods ha dominato dall’inizio alla fine e solo madre natura - ovvero il maltempo che nell’ultima giornata ha fatto fermare e ritardare la conclusione del torneo per quasi tre ore - è riuscita a ritardare momentaneamente l’ennesima conferma che Tiger è indubbiamente il più forte giocatore al mondo al momento attuale.
Non c’è stata storia, la Tigre è andata al comando già dal primo giro chiuso in 63 colpi. Ha fatto seguire un 64 eclatante per chiudere poi in due giri in 67 che gli hanno dato la vittoria con ben otto colpi di vantaggio su Jan Poulter - grande assente nella Ryder - e Adam Scott, australiano di indiscusso valore. Il 67 finale - ridicolo da dire - è stato il peggior punteggio di Tiger nell’American Express, torneo che ha vinto per la quinta volta e che porta i suoi successi annuali a sei vittorie consecutive e a nove nella stagione. Il record - e va ricordato a gran voce - resta ancora quello di Byron Nelson che nel 1945 vinse diciotto tornei di cui undici consecutivi. Un Byron Nelson che va ricordato con enorme rispetto ed affetto perché appena deceduto all’età di 91 anni. L’ultimo dei grandi a cavallo della Grande Guerra che resterà nella memoria di quanti del golf conoscono la storia e la tradizione.
Per tornare all’American Express - che ha fruttato a Tiger oltre un milione di euro - alle spalle di Woods sono terminati nell’ordine Jan Poulter e Scott mentre Jim Furyk ha chiuso al quarto posto, Ernie Els al quinto mentre alle sue spalle sono terminati sesti pari merito l’australiano Appleby, l’inglese Donald e l’americano Wetterbich (che in parte ha riscattato la deludente prestazione alla Ryder Cup).
Ma per chiudere la realtà resta una sola come mi ha ricordato Hank Henek - coach di Tiger, oggi ospite a Tolcinasco dove ha tenuto un seminario per i professionisti della Pga italiana: «È il più forte e non ha finito di migliorare. Il meglio di Tiger dovete ancora vederlo. È lui che lo vuole e di cui è convinto». E sulla Ryder il giudizio sempre di Hank è stato: «Eravate i più forti e lo sarete, Tiger a parte ma un Tiger che ormai ha sposato la Ryder e vuole esserne il portabandiere e la chioccia dei giovani yankees in arrivo». Sempre che questi giovani arrivino!