Rissa prima del pestaggio razzista

Sono stati identificati quattro appartenenti del gruppo di tredici aggressori che la sera di Ferragosto ha assalito con calci e pugni Asuncao Bienvenido Mutabe, un 24enne angolano che sta passeggiando per il lungomare di Genova insieme ad un’amica italiana. Il questore, Salvatore Presenti, ha confermato la notizia: «Ne abbiamo identificati quattro, ma pensiamo di mettere la parola fine a questa vicenda entro pochi giorni», ha detto rivelando anche un retroscena relativo ai momenti che hanno preceduto il pestaggio razzista. «Secondo le nostre indagini - ha detto il questore - sembra che il gruppo di teppisti, che è distante da formazioni o movimenti politici, si era già reso protagonista di una rissa all’interno di una discoteca della zona da cui erano stati allontanati. Una volta fuori, incrociando lo studente angolano, hanno colto un pretesto per menare le mani ancora una volta. Siamo davanti - ha aggiunto il questore Presenti - ad una banda di balordi che non ha nulla da spartire con i sentimenti democratici e di rispetto di tutte le etnie che sono una caratteristica della comunità cittadina genovese». Asuncao Bienvenido Mutabe, figlio di un dirigente ministeriale dell’Angola e prossimo alla laurea in Economia, è iscritto all’università di Genova ed bene inserito nella comunità studentesca dell’ateneo. Nella notte di Ferragosto, mentre era con l’amica italiana, era stato prima oggetto di un’aggressione verbale da parte del branco, con insulti razzisti del tipo «Negro puzzi», «Tornatene in Africa che sei una scimmia». Quindi era stato assalito con pugni e calci. Gli aggressori hanno agito in gruppo, il giovane africano si è difeso come ha potuto, mettendo a segno anche qualche mossa di judo. Alla fine, anche per la reazione dello studente straniero, gli aggressori sono fuggiti e solo l’intervento della polizia, avvertita da alcuni passanti e dall’amica di Mutabe, aveva evitato conseguenze più gravi. I quattro aggressori sarebbero giovani del Ponente genovese, identificati anche grazie alle riprese a circuito chiuso della stazione di Nervi. Tramite loro la Digos guidata da Giuseppe Gonan è convinta di identificare anche gli altri.