Rissa fra ubriachi: ucciso nordafricano

Finisce nel sangue un litigio scoppiato all’alba fra venti immigrati
davanti a un locale di via Lombroso Un marocchino di 32 anni è morto.
Due i feriti, poi fermati: tutti irregolari. Si cercano gli altri
coinvolti

Alla squadra mobile, già poche ore dopo la rissa mortale, gli investigatori si dicevano «ottimisti». La risoluzione dell’omicidio avvenuto alle 7.20 di ieri mattina davanti al locale notturno «Sharm El Sheikh» di via Lombroso - nel quale ha perso la vita un nordafricano - tra qualche ora potrebbe avere una svolta con il ritrovamento dell’assassino, peraltro già identificato.
«Un omicidio occasionale, nato per un motivo probabilmente banalissimo visto quanto erano ubriachi i protagonisti» come ha sottolineato il dirigente della squadra mobile Francesco Messina, riferendosi alla casualità della lite violentissima tra due maghrebini (la vittima e il suo assassino), sfociata poi in una rissa feroce che ha coinvolto in tutto una ventina di persone, a suon di cocci di bottiglia e terminata con l’omicidio del nordafricano. Yamal Ghani, 32 anni, marocchino originario di Casablanca, è morto prima di giungere all’ospedale, con una ferita all’avambraccio sinistro e un’altra, mortale, all’ascella destra dalla quale sull’ambulanza i paramedici hanno estratto proprio un coccio di bottiglia.
Sul posto, infatti, sono state ritrovate diverse bottiglie rotte, mentre qualche testimone ha notato un furgone bianco che si allontanava dal luogo dell’omicidio. E, mentre l’ambulanza arrivava al Fatebenefratelli, poco lontano da via Lombroso, in piazzale Martini, lo stesso furgone veniva ritrovato incidentato e abbandonato, con dentro delle macchie di sangue. Quasi contemporaneamente altri due nordafricani si presentavano al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo con ferite da cocci di bottiglia. E sul momento gli investigatori della Mobile hanno creduto che i due facessero parte della fazione avversa a quella a cui apparteneva l’uomo ucciso.
Invece, più tardi, è emersa la verità. Aziz Razek, 24 anni, marocchino di Casablanca come il morto e con un precedente per immigrazione clandestina e l’altro marocchino Aziz Moukaby, 34 anni (entrambi sono irregolari) erano, per così dire, del «gruppo» del morto. Sono proprio loro ad essere fuggiti, dopo l’omicidio, sul furgone bianco e adesso la polizia li ha arrestati per rissa. Naturalmente è partita subito la caccia all’assassino, un altro nordafricano.
Il «Sharm El Sheikh» ora punto di ritrovo di nordafricani altri non è che l’ex notissimo night club «For the King», il locale notturno coinvolto nelle indagini della Procura sulle infiltrazioni della ’ndrangheta all’Ortomercato.
Durante l’indagine della squadra mobile, iniziata nel 2004 e terminata due anni fa, emerse che il locale era una diretta conseguenza dell’influenza dei malavitosi calabresi nella zona dell’Ortomercato. La potenza della famiglia Morabito, infatti, era giunta al punto che il loro «controllato» Antonio Paolo aveva acquistato le quote della società Spam Srl (che, per ragioni di certificazione antimafia Morabito e i suoi associati non avevano più potuto gestire formalmente) e che tale società aveva chiesto e ottenuto dalla So.ge.Mi. (Societá per l’impianto e l’esercizio dei mercati annonari all’ingrosso di Milano) e quindi in pratica dal Comune, la concessione ad aprire nello stabile di Via Lombroso (ove peraltro ha sede la stessa So.ge.Mi) il night club «For the King», inaugurato nel 2007 alla presenza di noti boss della ’ndrangheta come, tra gli altri, Antonino Palamara.