Risse e gomme tagliate Così la protesta è diventata violenza

Quattordici «padroncini» denunciati per danneggiamenti e minacce

«Sono stato picchiato»; «A me hanno tagliato le gomme»; «A me hanno spaccato i fanali»; «Mi hanno messo il coltello davanti alla faccia, sono peggio dei camorristi!»; «Attenti ai cavalcavia, tirano le pietre...». Così la protesta è diventata violenza. Picchettaggi con tanto di azioni squadriste contro gli autisti in odore di crumiraggio e minacce perfino contro i poliziotti di scorta ai convogli.
Nelle cabine dei Tir gracchiano i «baracchini» (i piccoli apparecchi ricetrasmittenti montati sui camion): i «bisonti della strada» sono immobili, ma a bordo le voci degli autisti «dissidenti» si rincorrono velocemente. Contestano il blocco imposto dai «padroncini», ma sono condannati a tenere il motore spento. Forzare i presidi può significare rimetterci - se non la vita - l’incolumità del Tir da cui dipende la sopravvivenza della famiglia. Camionisti contro camionisti. Senza pietà. A costo di utilizzare le maniere forti. Eppure i sindacati gioiscono: «Hanno aderito 9 camionisti su 10». Dimenticando che la percentuale è, in realtà, il combinato disposto tra chi ha aderito volontariamente alla manifestazione e quanti sono stati costretti a subirla tra le minacce.
Ma a rimetterci non sono tutti nella stessa misura. La differenza non è di poco conto: gli organizzatori dello sciopero sono infatti «padroncini» (cioè i proprietari dei Tir), mentre quelli obbligati a incrociare le braccia sono camionisti che lavorano per conto terzi: gente che - se non porta a destinazione il carico - non viene pagata. E che quindi in questi negli ultimi due giorni ci ha rimesso un sacco di soldi. Guadagnando, in compenso, calci e pugni, com’è accaduto ieri a Genova ad un autotrasportatore marocchino, picchiato selvaggiamente dai suoi «colleghi» perché si era permesso di entrare nel porto nonostante il presidio. Nelle ultime 48 ore episodi simili sono stati segnalati in molte le regioni, ma la sensazione è che moltissime altre aggressioni siano rimaste nell’ombra. Ufficialmente, al momento, quattordici camionisti risultano denunciati con l’accusa di violenza privata aggravata, danneggiamento e minacce; a questi vanno aggiunti altri 25 manifestanti indagaci dalla Procura di Roma.
Tra gli episodi più gravi, le aggressioni in via Marina a Napoli, dove sono stati danneggiati decine di veicoli commerciali. Altre violenze anche nel Beneventano, dove un «commando» a bordo di un’auto ha inseguito e bloccato un camion per poi minacciare l'autista e bucare le ruote. A Caserta un camionista che voleva entrare in autostrada è stato malmenato da un gruppo di manifestanti: l'uomo è stato soccorso dai medici del 118 e ha riportato la frattura del setto nasale. Tafferugli tra autotrasportatori anche a Bari sulla Tangenziale all’altezza dell’uscita «Picone».
Solo per miracolo non si è trasformato in tragedia un incidente a Civitanova Marche, dove al casello dell’autostrada A14 un Tir olandese, nel tentativo di forzare il blocco dei camionisti, ha investito due persone (una è gravissima) che sono state trasportate d’urgenza in ospedale. Infine ad Ancona, sulla rotatoria dell’Ikea, un manifestante di 57 anni è stato ferito da un camionista che voleva forzare il blocco stradale.
Quando si dice, la forza del dialogo.