Risse e scissioni, le testate «rosse» in crisi d’identità

RomaNon c’è pace nella sinistra. E non c’è neppure nei giornali di sinistra. Non si respira una bella aria a Liberazione, acque agitate all’Unità. Da una parte, sit-in di protesta contro il nuovo possibile editore, con Vladimir Luxuria in prima fila. Dall’altra, pare delinearsi una scissione in chiave antiberlusconiana, guidata da Antonio Padellaro. In ogni caso, con i distinguo del caso, non c’è da stare allegri.
Sul fronte Rifondazione comunista, il conflitto interno ruota attorno ad un nome: Luca Bonaccorsi, direttore editoriale del settimanale Left, interessato a rilevare il quotidiano guidato oggi da Piero Sansonetti. Apriti cielo, non se ne parla proprio, no allo «spauracchio di un compratore-choc», non andremo mai con il «discepolo dello psicanalista Massimo Fagioli», recita una nota del giornale. Il cui direttore, ospitato da Repubblica, domenica scorsa si sfogava così: «Bonaccorsi accusa il manifesto di voler cancellare Liberazione, ma può essere lui il vero affondatore». E ancora: «So che punta a una svolta a destra del quotidiano con una linea antifemminista e omofoba». La soluzione migliore, per lui, poco gradito - diciamo così - al nuovo leader del partito, Paolo Ferrero, sarebbe un’altra: «Sto lavorando a un’associazione di chi lavora qui», perché «possiamo prenderlo noi, il giornale». Un’associazione che gestisca la testata, «insieme con un comitato di garanti, composto da figure illustri».
Non si fa attendere la replica di Bonaccorsi: «Il comportamento di Sansonetti mi sembra inqualificabile e le sue affermazioni, che spero smentirà, gravissime. Io antifemminista e omofobo? Ormai siamo alle bugie palesi e alla diffamazione». A questo punto, aggiunge, «è evidente che anche dentro Rifondazione c’è un caso Villari». Cioè, Sansonetti rimane «aggrappato alla poltrona» pur «mettendo a rischio i lavoratori».
Al di là di come andrà a finire, non è certo un bel viatico. Tanto più che ieri mattina, proprio sotto la redazione di viale del Policlinico, a dissentire sul progetto c’era pure la vincitrice dell’Isola dei famosi - osannata di recente proprio dal quotidiano del Prc - insieme al circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. «Bonaccorsi e Fagioli - attacca Luxuria - hanno criticato, tra l’altro, il fatto che Liberazione si sia occupata troppo di sesso. Non vorremmo ora essere costretti a rivolgerci all’Osservatore romano o all’Avvenire per parlare di questi temi, bensì continuare ad avere uno spazio su un giornale di sinistra, che ha sempre considerato la libertà sessuale come parte integrante della grande lotta per l’uguaglianza».
Ci sarebbe aria di smobilitazione, invece, in casa Unità. È il Corriere della Sera a ipotizzare una pesante scissione all’interno del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. A guidare la diaspora ci sarebbe Antonio Padellaro, capo della redazione fino alla scorsa estate, prima che Concita De Gregorio prendesse il suo posto. Secondo il progetto, l’ex direttore lascerebbe per fondare e guidare un nuovo quotidiano. Un giornale ben calibrato, con l’obiettivo di seguire una linea intransigente, forse anche un po’ spregiudicata, per raccogliere i malumori interni al Partito democratico sulla questione morale. Ma anche, e forse soprattutto, per convogliare su di sé i mal di pancia di una sinistra che si riconosce, in primo luogo, nel contrasto alla politica del Cavaliere, al governo di centrodestra.