Ristoranti, musica e Idroscalo: ecco che fare

Il Ferragosto delle grandi contraddizioni. La prima: in città sono rimasti 500mila milanesi ma i negozi sono chiusi ovunque e in questi giorni fare la spesa diventa un’impresa. La seconda: il centro è pieno di turisti ma il clima è quello dell’austerity più totale. Non ci saranno nemmeno i fuochi d’artificio al Castello Sforzesco. E la sera in giro è un mortorio: niente musica, niente iniziative, niente bar aperti, se non pochissimi temerari. Già è un semi miracolo trovare una pizzeria d’asporto che lavori. Per avere un po’ di vita bisogna inventarsi qualcosa fuori porta, allontanandosi dal centro. Se Milano ha l’ambizione di diventare una capitale internazionale, se davvero vuole rilanciare il turismo ed essere all’altezza di un evento come Expo, forse è il caso che si organizzi un po’ meglio e non riproponga mai più agli stranieri menù di agosto deserti, serrande abbassate e lavori in corso nei negozi che cambiano gestione in vista dell’autunno. Così si dà l’impressione di una città che non c’è, di un luogo dove la gente, per sopravvivere nella settimana di Ferragosto, deve fare le scorte di scatolette e surgelati. Già perché il Comune si ostina a dire che ci sono più negozi aperti rispetto all’anno scorso, ma l’impressione è un’altra. Soprattutto in certe vie periferiche come via Ripamonti. Ma anche a ridosso di porta Romana, porta Genova e porta Vigentina è una serie ininterrotta di «chiuso per ferie».
Il clima che si respira è quello dell’austerity ed è solo una piccola anticipazione di ciò che accadrà da settembre in avanti. Dopo i viaggi mordi e fuggi e le ferie in formato ridotto, i milanesi saranno costretti a una nuova tornata di sacrifici. Già, perché con l’inizio delle scuole e la ripresa della vita di tutti i giorni, non ci sarà da stare allegri: il biglietto del tram costerà di più, la tassa sulla spazzatura Tarsu anche. E così l’Irpef. Insomma, la manovra e la manovra bis, con i tagli dell’ultima ora, non portano buone notizie. In sostanza, ci si dovrà abituare a un altro anno con la cinghia tirata: ancora sacrifici, ancora spese con il contagocce. Chi sperava di essere uscito dalla crisi e di tornare a respirare un po’, dovrà ancora una volta far quadrare i conti e studiare i tagli nel bilancio famigliare. Quest’anno sono partiti per le vacanze in 250mila, l’8 per cento in meno rispetto all’anno scorso. La città quindi ha tutti i presupposti per non essere un mortorio. Però ai turisti bisogna proporre qualcosa di più. Non possono bastare il Cenacolo (che ha registrato 69mila visitatori tra giugno e luglio e che oggi è chiuso) e un paio di musei aperti.