Ristrutturazione in quattro fasi

«Il Comune inizierà nelle prossime settimane importanti lavori che prevedono, da una parte, gli allacciamenti idrico-fognari per il piccolo campo di via Barzaghi, dall'altra, la messa in sicurezza e il rifacimento totale di quello di via Triboniano». E, alla fine dei lavori, resteranno solo «i regolari con l’autorizzazione comunale a risiedere nel campo».
Guido Manca illustra il futuro della favela a due passi dal Cimitero Maggiore, dove risanamento significa impianti elettrici a norma, servizi igienici, allacciamenti dell’acqua e delle fogne. Operazione per ridare dignità a chi, oggi, secondo la relazione del Comune, è costretto a vivere in una discarica a cielo aperto: «Gli spazi riservati per la sicurezza sono completamente occupati. I due blocchi di servizi igienici sono inagibili. Le tubature per lo scarico dell’acqua rotte e le operazioni di spurgo non possono essere effettuate. L’elettricità è fornita da generatori di proprietà e allacciamenti abusivi con la vicina ferrovia». Relazione accompagnata dalla denuncia «dell’impossibilità di intervenire del settore manutenzione del Comune con lavori di sistemazione» perché «non c’è lo spazio necessario per agire». Naturalmente, servizi a chi ne ha diritto. Gli altri? Tutti fuori. Condizione indispensabile per tenere sotto controllo quel pezzo di Calcutta diventato nel tempo fortino dell’illegalità. «Regolari che abbiamo censiti uno per uno: l’elenco è nelle mani del Questore. Si tratta di 67 nuclei familiari. Solo a questi cercheremo di dare una sistemazione. Chiederemo la collaborazione dei residenti italiani e anche degli stessi nomadi regolari».
Operazione di «restauro» in «quattro fasi» per dare un tetto a 312 persone, «non una di più né di meno» con l’ospitalità provvisoria, «durante i lavori», nelle roulottes messe a disposizione dalla protezione civile. E per restituire un pezzo di città ai milanesi prima che la questione «diventi di ordine pubblico» ci vorrà quasi un anno.\