IL RISULTATO DEI RINVII

Adesso lo sciopero lo devono fare gli italiani. Sì, le persone normali, di destra, di sinistra, del Nord, del Sud. Gente che lavora o che sta a casa. Toc toc. Qualcuno si può dare la pena di governarci? Ieri un manipolo di irresponsabili sindacalisti dell’Alitalia ha minacciato uno sciopero del trasporto aereo durante le feste natalizie. Solo pochi giorni fa si è chiuso uno sciopero degli autotrasportatori. A gennaio, minacciano i sindacati del pubblico impiego, anche in questo comparto ci potranno essere forme di protesta clamorosa.
Quelli del Censis si possono anche inventare l’Italia della mucillagine, e i giornalisti del New York Times possono ricordarci la decadenza dell’impero italico, la realtà è che dalle nostre parti è morta la politica come forma di governo. Come capacità di scelta, di assunzione di responsabilità, di progetto che divida, ma che soprattutto faccia. È il trionfo della concertazione fine a se stessa, del bla bla di Palazzo, è il successo della mediazione infinitesimale e della ricerca del consenso nel Palazzo. Il Prodismo non ha fallito solo sui numeri, ha reso l’inerzia la sua ragione d’essere.
Il caso Alitalia è emblematico, ma solo l’ultimo di una lunga lista. La compagnia è fallita, perde un milione al giorno e non ha una guida. Prima con un’asta e poi con una trattativa privata si è cercato di trovare una soluzione. Niente di niente. Stiamo ancora discutendo della possibilità che una piccola compagnia aerea italiana che fattura quasi metà degli utili che fa Air France, la possa catturare. Il tutto per mantenere l’italianità del gruppo. Balliamo sul Titanic e siamo lì a chiedere al barista se sia meglio una gazzosa o una coppa di Dom Perignon. Rimandare ogni scelta, anche quella di preferire una solida compagnia francese ai politicamente corretti amici di AirOne, è ormai lo stile del governo.
Ma anche supponendo che ci siano buone ragioni per preferire AirOne, che si decida. Non si faccia marcire un Paese, come è stato fatto con Alitalia.