IL RISVEGLIO DEI BELLI ADDORMENTATI

I belli addormentati del giornalismo italiano dopo anni di sonno si sono risvegliati. Cosa li abbia indotti ad aprire gli occhi e a guardarsi intorno non mi è noto. Forse un bacio di Prodi o una carezza di Fassino. Sta di fatto che per la prima volta si sono alzati dal giaciglio in cui hanno a lungo dormito e hanno scoperto gli sprechi della casta. Anzi, delle caste: quella politica e quella sindacale. L’altro ieri il Corriere denunciava i costi dei Consigli regionali e gli alti stipendi dei consiglieri, i quali per 30-40 sedute l’anno giungono a incassare anche 16 mila euro con annessa pensione. Una scoperta che fa il paio con lo stupore di qualche mese fa, quando il giornale di via Solferino si è accorto dei privilegi dei parlamentari. Ma ieri anche L’Espresso, il settimanale della sinistra chic, si è risvegliato e ha sbattuto in copertina «L’altra casta», ossia quella dei vertici di Cgil, Cisl e Uil: privilegi, carriere, stipendi e fatturati dei sindacati confederali. Un’inchiesta che nei sottotitoli promette di «svelare» i bilanci segreti, lo sterminato patrimonio immobiliare e gli organici colossali pagati dallo Stato. «Una macchina di potere e di denaro» che si alimenta con i centri di assistenza fiscale e con i patronati, business definiti formidabili.
Per anni Il Giornale ha denunciato gli sprechi della casta politica e sindacale che soffoca il Paese e ne impedisce la crescita. Per settimane, talvolta per mesi, abbiamo rivelato le spese delle Regioni, gli stipendi, gli enti inutili, le commissioni per lo studio dell’acciuga e quelle per la felicità, i viaggi all’estero in compagnia di mogli, amici e amici degli amici. Giorno dopo giorno abbiamo descritto l’immenso apparato su cui si regge il potere sindacale, una struttura pagata dallo Stato, con i distacchi dei funzionari e con i rimborsi ai patronati per ogni pratica pensionistica. Migliaia di miliardi di vecchie lire buttati, milioni e milioni di nuovi euro regalati.
Ricordo che un’estate di qualche anno fa sguinzagliai quattro o cinque cronisti per documentare ogni prebenda sindacale. Mai un quotidiano aveva ricostruito tutti i traffici e i privilegi della casta confederale. L’inchiesta fece rumore: il ministro del Lavoro mi confessò di aver appreso con stupore dell’esistenza di quella ragnatela di interessi e di tutele, il segretario nazionale di un sindacato mi invitò a piantarla, poi si passò alle querele. Gli unici che non si accorsero di nulla furono i belli addormentati nel bosco pietrificato della stampa italiana.
Non ci fu editorialista che intinse la sua penna per denunciare lo spreco. Neppure uno che criticasse il sistema che consente ai funzionari di Cgil, Cisl e Uil di godere della pensione a carico dell’Inps senza che il sindacato abbia versato una lira. I grandi giornali ignorarono la raccolta di firme (annunciata con tanto di conferenza stampa) del Giornale e dei radicali per chiedere il rispetto di un referendum sulla tessera sindacale e l’applicazione della Costituzione per quel che riguarda le organizzazioni dei lavoratori. Gli occhi delle Biancaneve di carta rimasero chiusi.
Ora che li hanno aperti, speriamo che non sia solo un risveglio estivo. Fatene una campagna, cari colleghi, che serva davvero a ridurre sprechi e privilegi. Se c’è bisogno, siamo pronti ad aprirvi il nostro archivio. Dovrete solo copiare.