IL RISVEGLIO DEI CRISTIANI

Il direttore di Die Zeit dice che «giornali e politici non se ne sono accorti, ma l'elezione di questo Papa ha riacceso un interesse per il cristianesimo nella società tedesca». I giornali non s'interrogano neanche davanti a un milione di giovani venuti a Colonia, dal Papa, per «adorare Cristo» (questo il tema). Non si chiedono perché per tanti diciottenni questo Gesù di Nazaret sia così adorabile (la parola che in genere si usa per la persona di cui ci si innamora). Da noi le cosiddette élites intellettuali non vanno oltre lo scherno anticlericale da osteria. Gongolano, su Repubblica, per il crollo degli iscritti all'«ora di religione» nelle scuole, salvo poi scoprire che i loro dati sono fasulli. Giovedì scorso Michele Serra gongolava pure perché il Papa a Colonia non era sulle prime pagine dei giornali (non era ancora arrivato). Attorno a martedì lamenterà - come fa sempre - l'eccessiva attenzione dei media al Pontefice.
Ma un milione di giovani che vanno in pellegrinaggio a Colonia, a proprie spese, in pieno agosto, per ascoltare «il dolce Cristo in terra» (Caterina da Siena) è una grande notizia, se consideriamo il deserto umano prodotto dalle crudeli ideologie moderne, che hanno lasciato sulla scena solo relitti e spompati cinquantenni che rosicano dai giornali. Rosicano soprattutto quelli che credettero al colossale imbroglio che è stato il comunismo: non perdonano alla Chiesa - vittima di quei regimi feroci - di essere sopravvissuta ai propri carnefici. I quali sperano di essere oggi «vendicati» dall'islamismo.
Buffo il cortocircuito del Manifesto che si definisce «quotidiano comunista» e scrive «dio» con la minuscola, come si usava nei regimi dell'Est. Per 150 anni, al seguito di Marx, i comunisti hanno accusato i cristiani di «attutire» la brutalità del capitalismo con la consolazione illusoria di un paradiso ultraterreno: religione oppio dei popoli. Ora è arrivato il «contrordine compagni!». Venerdì l'editoriale del Manifesto lamenta infatti che, invece di consolare i sofferenti promettendo una vita nell'aldilà, «il messaggio di Colonia sottolinea la felicità: quella vita “piena” che solo Cristo potrebbe procurare e che, tutto sommato, si accorda abbastanza bene con quel capitalismo che sta trionfando nel mondo occidentale e non solo».
Lasciamo stare. La cosa certa è il messaggio di Benedetto XVI a Colonia: «La felicità che avete il diritto di gustare ha un nome e un volto: Gesù di Nazaret». È stato l'annuncio cristiano di tutti i tempi. Fin dall'inizio. Con parole simili aveva parlato Giovanni Paolo II: «In realtà è Gesù che cercate quando sognate la felicità. È Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate. È Lui la Bellezza che tanto vi attrae».
Il suo grande pontificato è stato rappresentato venerdì sulla Stampa da Vittorio Messori con parole ingenerose. Dopo aver sprezzantemente liquidato le Giornate della gioventù di Wojtyla come «kermesse» e «raduni stile Woodstock», lo scrittore cattolico afferma che quel Papa («prete da campeggio») ci si trovava bene perché «era attore, mimo, cantante», anzi aveva «la vocazione d'attore» e poneva la sua biografia «al centro della sua missione». Così lo ha pure contrapposto a papa Ratzinger rendendo a quest'ultimo un pessimo servizio (anche per la descrizione - sbagliata - di gelido teologo che ne fa). Invece Giovanni Paolo non fu un istrione, ma un grande santo. A un mondo scristianizzato, che si era fatto della Chiesa un'idea smorta e triste, Karol Wojtyla, con la sua vita coraggiosa di uomo affascinato da Cristo, con la sua grandezza e la sua fede, ha mostrato che il cristianesimo è innanzitutto una umanità eccezionale. Non un insieme di dottrine o di riti o di regole, ma prima di tutto una umanità meravigliosa, commovente, forte e tenera come quella che splendeva nel volto di Karol il Grande. Così molti hanno riscoperto con stupore il cristianesimo.
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