Il risveglio della Russia scuote gli Usa

Alcuni avvenimenti in campo internazionale sembrano esprimere il risveglio di ambizioni egemoniche a suo tempo sopite con la fine della Guerra fredda. La dura presa di posizione del presidente russo Vladimir Putin contro gli Stati Uniti d’America, accusati di volere fare da padroni in un mondo unipolare, è un segnale piuttosto forte. Del resto, l’establishment della vecchia Unione Sovietica non si è mai rassegnato alla «caduta dell’impero» dopo il crollo del muro di Berlino del 1989.
Il fallito «putsch di Mosca» del 9 agosto 1991, nel quale presero parte attiva quasi tutti i componenti dell’Ufficio politico del Pcus, fu il primo tentativo di fermare la «deriva gorbacioviana» iniziata con l’introduzione nel Sistema della glasnost (trasparenza) e della perestroika (riforme). Nel giugno del 1993, Evgenij Maksimovic Primakov, Capo del Servizio di intelligence sull’estero (Svr), in un incontro conviviale con alcuni colleghi occidentali fece confidenzialmente tre asciutte affermazioni. La Russia non rinuncerà mai al ruolo di superpotenza mondiale; non permetterà l’insediamento di forze nucleari nella fascia confinante con il proprio territorio; non tollererà strumentalizzazioni dell’Ucraina in funzione antirussa da parte degli americani.
Gli avvenimenti successivi saranno conformi. Basti pensare alla Bielorussia dove dal 1994 «impera» Aleksander Lukashenko, uomo di Mosca, denominato dagli americani «l’ultimo dittatore e tiranno in Europa». Oppure all’Ucraina dove, malgrado il successo del filoccidentale Viktor Yushcenko, divenuto presidente della Repubblica a seguito della «rivoluzione arancione» dell’autunno 2004, il potere reale è tuttora nelle mani del primo ministro, il filorusso Viktor Yanukovic. L’impennata di Yushcenko, che lo scorso 2 aprile ha inopinatamente sciolto il parlamento e indetto nuove elezioni per la fine di maggio, è apparsa una manifestazione più di debolezza che di forza. Il presidente infatti ha voluto così interrompere l’emorragia di parlamentari che dal suo schieramento passavano a quello del primo ministro. Ma l’effetto è controproducente in quanto al provvedimento si sono opposti sia il Parlamento sia la Corte costituzionale. Per ora la reazione di Yanukovic, relativamente morbida, è valsa comunque a ottenere il rinvio delle elezioni al prossimo ottobre. Poi si vedrà.
Si deve tuttavia riconoscere che le ambizioni di Putin di ricostituire l’impero hanno solide fondamenta. La potenza militare necessaria è assicurata dall’enorme potenziale atomico dislocato negli arsenali o nei siti pronti all’impiego: seimila testate nucleari. Nella Federazione, la situazione interna è sotto stretto controllo. L’opposizione di piazza è stata duramente repressa. Morti violente e mai chiarite si registrano fra i dissidenti in patria e tra i fuorusciti.
Ma la vera bomba capace di tenere sotto controllo il Vecchio continente è quella energetica. Quest’arma si sovrappone a quella nucleare e la sopravanza per efficacia effettiva in quanto più credibile. La Russia è il primo paese esportatore di gas e il secondo di petrolio al mondo. Due grandiosi progetti prevedono il trasporto del combustibile dai bacini della Federazione russa direttamente al cuore d’Europa. Il primo si concreterà nel gasdotto di San Pietroburgo via mar Baltico, il secondo convoglierà gas e petrolio dell’area caspica dal mar Nero. Il Vecchio continente sarà chiuso così in una «tenaglia energetica» il cui perno ideale sarà Mosca. Dove saranno naturalmente situati i «rubinetti». L’acquisto di alcuni asset di Yukos da parte del consorzio Eni-Enel pone certamente l’Italia in una condizione di privilegio, ma non sposta di una virgola i termini del problema politico e strategico a livello europeo. In questa realistica prospettiva la Russia non ha bisogno di vedere riconosciuto da chicchessia il ruolo di superpotenza. Semplicemente lo ha.
La risposta degli Stati Uniti alle accuse di Putin non si è fatta attendere. «Una guerra fredda ci è bastata», ha detto il segretario alla Difesa Robert Gates. Parole ferme, ma tendenzialmente concilianti. Comunque, non adeguate a spegnere il fuoco che cova sotto la cenere. La rinascita della Russia pone seri problemi di equilibrio geostrategico che gli Stati Uniti, l’Europa e la stessa Italia dovranno affrontare. Il progressivo allargamento verso Est della Ue e della Nato crea zone di frizione che confliggono con gli interessi della crescente potenza russa. L’irritata reazione del Cremlino alla manifestata intenzione degli americani di installare impianti difensivi da guerre stellari in Polonia e nella Repubblica ceca sono una conferma. Dalla padella della guerra fredda, in Europa si sta cadendo nella brace della pace calda.