«Ritagli di carta» al Greco

Carlo Faricciotti

Ultimo titolo per Donne di teatro-Teatro di donne, prima rassegna di teatro al femminile nata con l'idea di mettere in evidenza il mondo femminile dell'arte, dai suoi errori alle sue fragilità, dalla sua forza ai risultati raggiunti fino a oggi.
Al Teatro Greco di piazza Greco 11, da stasera al 26 marzo, (escluso domani 24) sarà quindi di scena Ritagli di carta, testo e regia di Elisabetta Vicenzi, con Domenico Arena, Simona Cattaneo, Maristella Censi, Enzo Di Paola, Elena Fux, Federica Michelini, Franco Orlando, Marcello Poletti.
Una valigia simbolo della nostra memoria storica percorre il tempo insieme ai protagonisti, attraverso i secoli e la storia, arriva dal presente al passato, per tornare infine al presente, come rappresentazione del futuro che "regaleremo" alle generazioni future.
Il percorso di donne e uomini come vittime e come carnefici attraverso momenti della storia significativi per tutta l'umanità, come la shoah, la pulizia etnica nell'ex Jugoslavia, la caccia alle streghe. Ritagli di carta nasce da un progetto di qualche anno fa che si chiamava Donne per non dimenticare e, con le parole dell'autrice, si pone come «momento di riflessione e di pensiero per un passato storico e un presente a volte troppo scomodi. La violenza nelle sue più svariate forme di tangibilità viene resa sul palco attraverso il ricordo dei soprusi quotidiani, fisici e psicologici, fino ad arrivare alla violenza efferata della guerra».
Un percorso, quindi, «incentrato principalmente sul ruolo della donna, dove vittime e carnefici si confondono e s'intrecciano, uno spettacolo che induce a riflettere e pensare, partendo dall'idea che il pensiero sia la salvezza dell'uomo dal male che è latente e superficiale in ognuno, capace di esplodere nelle sue forme più efferate e devastanti; è attraverso quel lungo e silenzioso dialogo dell'Io con l'Io che si attivano le capacità di giudizio che ci permettono di distinguere quali siano le soglie del bene e del male, per far sì che non si ricada ancora nella banalità del male».