Ritirata l’opera del cinese Xiao Yu realizzata con un feto

Nel breve volgere di ventiquattro ore ha trovato risposta il quesito sull’opera del cinese Xiao Yu, esposta al Kunstmuseum di Berna. Ci si chiedeva se essa fosse costituita da un feto umano e il responso, seguito a un’indagine specifica, è risultato affermativo. I responsabili del museo hanno precisato che si tratta della testa di un embrione di sei mesi acquistato dall’artista nel 1999 al museo di storia naturale di Pechino. Più precisamente il lavoro di Yu - che però rispetto ai «plastinati» realizzati con cadaveri umani dal tedesco Gunther von Hagen è un gioco da ragazzi - è costituito di un corpo di gabbiano decapitato sul quale è stata innestata la testa di un feto. Il tutto contenuto in un boccale di vetro. Risultato: polemiche a non finire e una denuncia penale. Al museo di storia naturale della capitale cinese il feto era esposto dagli anni ’60-’70 a scopo di studio. Yu ne ha ottenuto la testa da un ricercatore, incaricato di sostituire le vecchie preparazioni. Per il momento l’opera, viste le polemiche che rischiano di alterare la percezione della mostra stessa, sarà tolta dall’esposizione. Il 22 agosto al Kunstmuseum si terrà un simposio d’esperti al quale parteciperanno artisti, teologi e medici per discutere sulla legittimità dell’opera e sulla sua esposizione. Il boccale incriminato fa parte di una serie di sei, che insieme costituiscono l’opera battezzata da Yu Ruan. L’installazione, già presentata alla Biennale di Venezia nel 2001 senza che nessuno trovasse niente da ridire, era anzi considerata un importante contributo alle discussioni sull’ingegneria genetica. Yu «è uno degli artisti cinesi più radicali - si legge sul catalogo dell’esposizione «Mahjong» del Kunstmuseum - che si serve, come materiale, di animali vivi e morti». «Metto assieme - scrive l’artista - galline, anatre, conigli e topi per provocare i riflessi condizionati dello spettatore, per riflettere sull’assurdità delle regole umane e sulla confusione che ci paralizza». Il lavoro di Yu è parte di un’esposizione che da giugno presenta 340 pezzi dell’avanguardia cinese.