Ritirati gli emendamenti contestati la legge sull’appello fa passi avanti

L’Udc aveva proposto di consentire in caso di assoluzione il secondo grado per i processi in corso. Poi ha rinunciato. Cdl compatta, la Commissione approva

Anna Maria Greco

da Roma

Otto emendamenti sulla legge per l’inappellabilità presentati solo dall'Udc. E altri cinque depositati da An, Lega e Forza Italia in commissione Giustizia della Camera.
Sul riesame delle norme rinviate al Parlamento dal Quirinale la Casa delle libertà sembra dividersi, ma alla fine i centristi fanno una parziale marcia indietro. E la commissione approva il testo solo con le modifiche di azzurri, leghisti e An. L'Udc ritira il suo emendamento per impedire che gli appelli in corso vengano riconvertiti in ricorsi in Cassazione e vede bocciati gli altri, come quelli dell’Unione.
Il testo dovrà ora passare alle commissioni competenti per i pareri di rito e arriverà in aula il 30 gennaio.
Nel pomeriggio Isabella Bertolini aveva chiesto più tempo al presidente della commissione, Gaetano Pecorella, che è anche il «padre» della riforma. Tempo per esaminare con attenzione gli emendamenti, ma anche per cercare un'intesa con i centristi. L’Udc aveva proposto che il pm potesse impugnare la sentenza di assoluzione dell’imputato nel caso che vi fossero dubbi e, riguardo alla norma transitoria sui processi in corso, che se un pm ha già presentato appello contro una sentenza di assoluzione prima dell'entrata in vigore della legge Pecorella, si andasse avanti.
Ma Fi era decisa a fare solo piccoli ritocchi e l’Udc ha poi rinunciato a quest’ultima modifica, commentata positivamente da Pierluigi Mantini della Margherita. Per la responsabile Giustizia dell'Udc Erminia Mazzoni, però, in commissione neppure l’Unione ha poi appoggiato la battaglia centrista. Ed è stato approvato un testo che lei ha definito «minimale».
Quanto alla ripresentazione in aula degli emendamenti targati Udc, la Mazzoni si è detta «scettica, anche perché l'opposizione non ci ha sostenuto».
Per il responsabile Giustizia degli azzurri, Giuseppe Gargani, il capo dello Stato ha rinviato la legge Pecorella al parlamento «inopinatamente» e nel suo messaggio, oltretutto, ci sono delle «riserve che si riferiscono all'organizzazione giudiziaria come tale e a motivi di opportunità legislativa che sono propri del Parlamento».
Anche la Lega è schierata. Per il sottosegretario alle Attività Produttive Roberto Cota, la legge «esprime un principio giusto» e, dopo le osservazioni del Quirinale il Parlamento «dovrà riesaminarla».
A fare pressioni perché la legge Pecorella sia approvata senza sostanziali modifiche sono anche i penalisti, da sempre a favore del principio dell’inappellabilità. Ieri il presidente dell'Unione delle Camere Penali, Ettore Randazzo, ha avuto in mattinata un incontro con il presidente del Senato, proprio riguardo al provvedimento. «Il presidente Pera - ha annunciato poi - ha assicurato il suo impegno affinché la legge sia riesaminata e discussa al più presto». Randazzo ha spiegato che il numero uno del Senato gli avrebbe detto di aver esaminato il documento trasmesso il giorno prima dall’Ucpi ai vertici istituzionali e dei partiti in difesa della legge e di «condividere la valutazione della rilevanza dei principi informatori della legge sull'inappellabilità, improntata al rispetto dei canoni costituzionali del giusto processo».
Anche nel centrosinistra c’è chi appoggia la riforma. Per il Ds Emanuele Macaluso «questa legge è talmente importante per il funzionamento della giustizia che doveva essere varata da tempo».