«Il ritiro sarà immediato se il Senato boccia il decreto sulle missioni»

Prodi si dice «tranquillo» in vista del voto ma poi si arrabbia: «È questione di dignità nazionale, chi vuole calpestarla faccia pure»

Berlino - L'Inghilterra e i suoi freni all'Europa? «Voglio proprio vedere chi si sente di rompere fino in fondo!». E uno. L'ipotesi che Forza Italia non voti il rifinanziamento della spedizione in Afghanistan? «Voglio proprio vedere chi si assume la responsabilità di far chiudere le nostre missioni all'estero!». E due. Nomini appena il duo B&B (Blair e Berlusconi) che Romano Prodi abbandona di botto l'appeal del predicatore saggio per indossare le vesti dell'esorcista rancoroso cui è andato il sangue alla testa.
Non li regge a pelle, il premier britannico e il suo predecessore a Palazzo Chigi che invece, tra loro, si prendono e bene. Cerca di mostrarsi riflessivo e posato il professore, ma gli riesce male. Tant'è che sul governo di sua Maestà scarica in pochi minuti l'accusa di essere «il problema d'Europa» e di stare «danneggiando fortemente le istituzioni europee» con la sua tattica di bloccare ogni riforma istituzionale. Eppure assicura di averci parlato di tutto, proprio con Blair in questa due giorni berlinese, e di non aver avuto problemi. Neanche per via della contestata liberazione con baratto di Mastrogiacomo che Londra ha contestato seccamente? Scuote il testone Romano Prodi. Non si è discussa la questione. Anzi, dell'Afghanistan proprio non s'è fatto cenno: «Non ne abbiamo parlato - osserva - perché tutto è già stato definito: c'è un accordo lineare su cui abbiamo lavorato e nessun elemento che lo può modificare».
Ma come, e le regole d'ingaggio di cui si discute da tempo e per il cui cambiamento premono americani, inglesi, canadesi, olandesi? «Per ora non ci sono, nell'ambito internazionale, discussioni su questo», taglia corto.
Sarà. Strano però che, a quel che risulta, Blair ne abbia discusso il giorno prima con Berlusconi. Strano che non lo tocchi il fatto che l'argomento sia ormai all'ordine del giorno anche in Italia dove un altro duo, Casini-Mastella, intende presentare un ordine del giorno in Senato col quale si chiede al governo di favorire un diverso atteggiamento dei soldati italiani in Afghanistan, permettendone l'intervento anche al di là delle zone controllate dai nostri. Prodi non ne vuol proprio parlare di questa possibilità: «non c'è un ordine del giorno; quando ci sarà, lo esamineremo».
Quello che invece contesta, apertamente, è che l'opposizione e in primo luogo Forza Italia possa solo ipotizzare di votare contro il rifinanziamento, domani. Dice di sentirsi «tranquillo» in vista dell'appuntamento a Palazzo Madama, ma poi spara alzo zero: «Voglio proprio vedere chi si assume questa responsabilità di fronte al Paese di far chiudere le nostre missioni all'estero immediatamente! Perché è questa è la conseguenza del voto - ha insistito Prodi -; non un balletto per far cadere il governo Prodi, ma una questione di politica internazionale, di ruolo del nostro Paese, di dignità nazionale! Se qualcuno vuole calpestare tutto questo - tuona - è libero di farlo».
Per lui è un assurdo che una misura votata ormai più di 500 volte in Parlamento e «non modificata di una virgola» possa entrare nel mirino di Berlusconi per tentare di farlo fuori. «Sia chiaro - avverte - che se così accadesse, i nostri militari tornerebbero immediatamente non solo dall'Afghanistan, ma anche dal Libano, dal Kosovo e dai Balcani!». Inammissibile secondo il premier. Che non chiama però alla ragionevolezza, ma sfida di fatto l'opposizione alla «assunzione di responsabilità». Da Berlino è un Prodi perentorio, sicuro che il duo B&B alla fine deponga le armi. A Berlusconi non dice altro, ma a Blair lancia un'ultima stilettata rispetto ai suoi stop per una maggiore integrazione europea: «Ricordo che la Gran Bretagna era tra i massimi oppositori del mercato comune. Poi, nel corso di un solo week-end, decisero di entrarci...». Un messaggio il suo dal sapore netto di sfida: «Provateci!».