Ritmi afghani e balli della Tarantola

Stavolta quel gobbo mascherato da rossonero di Inzaghi ha avuto il buon gusto di risparmiarci quella disgustosa sceneggiata da tarantolato. In quel set di Milan-Torino 6 a 0, al crepuscolo del primo Camola, Anno Domini 2002, io c’ero. E quel balletto senza sottofondo musicale me lo sono sorbito tre volte. Ieri ho disertato lo stadio, e non perché avessi già nasato la débâcle. Anzi, ero talmente convinto dell’impresa da X-Men da infarcire la mia Fantasquadra «Solotoro» di 4 granata (Sereni, Abate, Natali e Rosina). Gli esiti li saprò solo oggi, ma mi sa che è andata meglio a me che a mister Camolese. La partita, francamente, mi ha riportato alla mente pessimi ricordi. Ma il calcio non c’entra. Ho avuto un flash. Un film curdo-afghano, una roba tipo «Il vento ti-(mi-ci-vi? Boh!) porterà via». Ogni tre, quattro minuti si ripeteva la stessa scena. Solo che al posto del regista che si rade mentre squilla il telefonino alzavo gli occhi e vedevo Pato, Flamini, Kakà e Inzaghi cavalcare fieri le praterie di San Siro, palla al piede. Un copione da moviola che si è ripetuto per tutto il primo tempo e parte del secondo, finché l’ex tremebondo è uscito e Kakà ha azzerato il fantavoto di Sereni (ah, se paravi quel rigore. Che non c’era...). Veniamo alle buone notizie. Non ne abbiamo presi 6, la Juve non è più seconda, abbiamo recuperato Ogbonna e siamo ancora tecnicamente salvi. La matematica passa dai 3 punti con Siena e Bologna, e almeno altri due punti in trasferta. E se il Genoa fosse già strameritatamente in Champions...