Ritmica, azzurre fuori tra le polemiche: "Hanno distrutto un sogno"

Le nostre ginnaste quarte ma il
verdetto dei giudici fa saltare su tutte le furie lo staff della
nazionale che, presidente federale compreso, grida allo "scandalo". Alla Russia è stata spianata la strada verso il terzo titolo olimpico
consecutivo, la Cina,
inesistente nella ritmica fino a pochi mesi fa e mai sul podio è argento e la Bielorussia

Pechino - Piangono le farfalle della ginnastica: hanno ancora i lustrini tra i capelli, ma la rabbia in corpo e gli occhi rossi. La trappola russo-cinese si è compiuta meglio di un omicidio perfetto: a quattro anni dall'argento di Atene, le azzurre della ritmica a Pechino sono fuori dal podio. Quarte, per l'ennesima medaglia di legno dopo quelle di Andrea Coppolino agli anelli e Igor Cassina alla sbarra, che rende stregata la spedizione olimpica della ginnastica italiana. Stavolta però il verdetto dei giudici fa saltare su tutte le furie lo staff della nazionale che, presidente federale compreso, grida allo "scandalo". Alla Russia è stata spianata la strada verso il terzo titolo olimpico consecutivo con 35.550 punti dopo le due rotazioni, la Cina, inesistente nella ritmica fino a pochi mesi fa e mai sul podio finora, va a prendersi l'argento con 35.225 e la Bielorussia, che aveva impressionato molto positivamente nelle qualificazioni, deve accontentarsi del bronzo con 34.900. Fuori il sestetto azzurro, che ha visto materializzarsi già dopo l'esercizio alle funicelle l'incubo della vigilia: i dodici giudici assegnano un 17.00 che lascia sgomenta la 'panchina' e che peserà sul 34.425 finale. Il ct Manuela Maccarani balza subito tra gli scranni della giuria e chiede il ricorso: viene rivisto al monitor l'esercizio dell'Italia, lo score resta sub judice per qualche minuto, e poi viene confermato. "Da lì abbiamo capito che il podio era stato già deciso, ma non oggi. Mesi fa - si sfoga l'allenatrice - Questo è il più grande scandalo della ritmica. Noi siamo l'unica nazionale dell'Ovest, ma se continua così a Londra non ce ne sarà nemmeno mezzà". E dallo scandalo si passa all'indignazione quando il pool dei giudici alla fine festeggia a suon di baci e abbracci il successo delle russe. "Questa è una cosa vergognosa - continua Maccarani - ma dove sta l'etica e l'imparzialità? La Russia non meritava di stare sul podio, ha un'atleta completamente fuori forma. E' in sovrappeso, non ha il fiato. Mi domando come non abbiano visto i suoi errori madornali". E pensare che a muovere i fili delle giurie della ritmica è un'italiana: Egle Abruzzini, ormai 72enne, ma da trenta ai vertice del comitato tecnico. "I giudici hanno fatto la gara, e il podio era stato deciso mesi fa. E' tutto un problema politico" continua il ct, che parla del monopolio russo anche grazie a tutti i paesi satelliti, quelli dell'ex Urss. "Ci sono atlete russe che vengono naturalizzate per l'Ucraina o l'Azerbaigian, e poi come vuoi che voti un giudice della Georgia? Sono tutte filo-russe" continua il tecnico. Insomma l'accusa è alla 'cupola' russa, a cui in occasione dei Giochi in casa, si è aggiunto anche lo sgambetto delle cinesi. Il voto dei singoli giudici resta top secret: è così da due anni, e per volere della Abruzzini. Per le azzurre, che in cinque anno hanno vinto 41 medaglie, compreso l'oro europeo proprio alle funi , la gara olimpica è stata uno choc. "Dovrò lavorare sul loro recupero psicologico - dice Maccarani - oggi l'esecuzione è stata migliore di quattro anni fa, e di sicuro meglio che nelle qualificazioni. però siamo quarte, e questa è la cosa più dura da mandare giu". Duro anche il presidente Riccardo Agabio, atteso dall'elezioni federali e con in tasca da Pechino zero medaglie. "Il podio reale era Bielorussia, Italia e Cina - dice - la Russia ha fatto anche tre errori e gli danno l'oro. Scriverò anche a Grandi (presidente federazione internazionale ndr): o si trova una soluzione, altrimenti questo sport fallisce. Chiedo una giuria superiore che intervenga quando c'é un dubbio. Così é uno scandalo, lo sport non può essere soggetto a pregiudizi". Grandi però non concorda: "La coreografia dell'Italia era più bella, ma sulle difficoltà ha un po' mancato". Di quella danza aggraziata, di quegli scambi veloci con cerchi e clavette fusi in un unico attrezzo, restano solo le lacrime: è un'Italia a pezzi quella che esce dal Beijing University of technology. "Hanno distrutto un sogno, eravamo venute qui per vincere e non siamo nemmeno sul podio", dice tra i singhiozzi Anzhelika Savrayuk, azzurra nata in Ucraina. "Qualche mese fa la Cina arrivava ottava, il risultato non ci sta - dice Elisa Santoni piangendo - Mi lascia tutto un po' perplessa, noi abbiamo dato il massimo, non ci siamo scoraggiate nemmeno quando abbiamo visto il punteggio del primo esercizio. Se devi combattere con la politica ti passa la voglia". Le altre, strette nell'abitino azzurro e oro, sono furibonde. "Siamo deluse e amareggiate" fanno eco Fabrizia D'Ottavio e Marinella Falca. Pechino e il legno dei veleni hanno già lasciato il segno: alcune azzurre lasceranno, a Londra la squadra cambierà volto. Per ora è rigato di lacrime.

Petrucci: non contento del trattamento riservato "Non sono soddisfatto del trattamento riservato alle ragazze della ritmica. E caso strano nella ginnastica abbiamo preso tre quarti posti. Grandi è contento del suo sport? Io no di come viene gestito". Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, è duro contro il numero uno della federazione internazionale di ginnastica dopo il verdetto dei giudici che hanno penalizzato le azzurre della ritmica, solo quarte. "I piazzamenti sono un grido di dolore - ha aggiunto Petrucci - Ma io alle ragazze dico: la vita è fatta di due tempi, vi rifarete al secondo. Con Grandi ho un buon rapporto, lui dice che questo è lo sport. Io rispondo che questo è il tuo sport. Bisogna rivedere un po' di cose di una federazione che ha avuto giudici squalificati e altri problemi. Grandi sarà contento del suo sport, io no di come viene gestito".