Il ritmo delle Puppini Sisters Torna lo swing (col rossetto)

Atmosfere anni ’40 e repertorio da orchestra. Nell’album cantano anche brani di Carosone e Blondie

da Milano

Ma sentite che vocine, levigate acute maliziose, e basta il ritornello di Sisters per tornare a quei tempi là, quando il postino di Lana Turner suonava due volte e tutti avrebbero aperto la porta e le forme di Lauren Bacall si sfogliavano dappertutto, sui rotocalchi e nelle fantasie popolari, facendo credere che per entrare in un sogno bastasse schioccare le dita così. Swing.
Le Puppini Sisters, il trio femminile che sta facendo impazzire Londra, sono l’ologramma di quel periodo, stessi abiti, stessi capelli cotonati, stesso rossetto rossissimo ed educato sulle labbra che cantano Jeepers creepers oppure quel Jave jive che negli anni Quaranta ai mister imponeva la brillantina sui capelli, le scarpe a scacchi e il corteggiamento del sabato sera, quello educato e a mezza voce perché tanto poi c’era tutta la vita per parlarsi.
Forse per questo le hanno applaudite tutti, queste Puppini Sisters - che ovviamente non sono sorelle come fa intendere il nome e non hanno neppure la stessa nazionalità perché la fondatrice è addirittura l’italiana Marcella Puppini, che prima di cantare ha pure ballato nei lesbo club - e forse proprio l’aria d’altri tempi che si portano dietro ha convinto a battere le mani persino un modaiolo impenitente come Paul Sexton di Billboard, incredulo davanti ai capoccioni della Universal di New York che, benché ormai rassegnati agli yeah dei rapper e agli squittii di dive stile Beyoncè, mostravano «una clamorosa reazione positiva» ascoltando le Puppini in concerto. Certo che, appena Marcella, Stephanie e Kate arrivano sul palco con gli abitini a fiori e le mani inguantate, l’atmosfera è identica a quando Gilda aspetta Johnny e lui sta per tirare lo schiaffone che trasformerà Rita Hayworth in un mito e Glenn Ford nel prototipo del perdente, in quell’inesauribile balletto di passioni, gelosie e cose non dette che poi sono anche i comandamenti dello swing, sincopato o suadente quanto si vuole, ma sempre lì lì per esplodere, in un ceffone o in un bacio chissà.
Sarà questo il segreto che giusto un anno fa a Londra ha lanciato le Puppini Sisters proprio dove nessuno se le aspettava, alla festa di Natale di Vivienne Westwood, la stilista ispiratrice dei Sex Pistols, che con il loro punk erano l’esatto contrario dello swing, erano la risposta esplicita, sguaiata, irrevocabile alla dolcezza manierata delle orchestre, delle dita che schioccano e degli sguardi che si incrociano da lontano. Per il trio che ricorda così tanto le Andrews Sisters o il nostro Trio Lescano, quella platea stranita è stata il trampolino per arrivare al contratto con la Universal, che ha pubblicato a bruciapelo il cd Betcha bottom dollar nel quale si fa fatica a distinguere i vecchissimi Mr Sandman o Boogie woogie bugle boy da brani imprevedibili come I will survive di Donna Summer, Heart of glass dei Blondie o Wuthering heights di Kate Bush che sono stati spogliati, ricuciti e ora provate a riconoscerli così fradici di rossetto rossissimo. E persino Tu vuo fa l’americano, che la voce di Carosone fa così tanto balera con i Borsalino lanciati sui divani, grazie alle Puppini Sisters entra nei dance hall o nei lounge di quell’America che Kerouac neppure si sognava di scrivere, troppo romantica, troppo banale, troppo e basta.