Rito abbreviato per i 5 accusati

Alessia Marani

Linciato, pestato a sangue, lasciato morire in ospedale. Sulla morte di Marek Bogdan Pokorski, polacco senzatetto di 51 anni, gli agenti del commissariato Monte Mario hanno fatto luce. Nella notte tra venerdì e sabato scorsi sono stati arrestati due dei tre assassini, il terzo, anch’egli romeno, è ancora uccel di bosco. L’avrebbero aggredito e ucciso a calci e pugni per una questione di «territorio», di una supposta spartizione che i romeni volevano fosse «assegnata» di diritto al loro gruppo piuttosto che ai polacchi. I poliziotti li hanno scovati facendo irruzione nel loro «covo», un appartamentino fatiscente al Residence Cadore di via Mario Fani, struttura da tempo occupata da un paio di centinaia di famiglie, soprattutto d’extracomunitari. Come nel caso dei due finiti in manette con l’accusa d’omicidio, Ernest Sandi, 28 anni e Constantin Butnaru, 31 anni, per la maggior parte irregolari. La cronaca. È il pomeriggio del 26 febbraio. L’ambulanza del 118 intorno alle 17.30 scarica al pronto soccorso del Policlinico Agostino Gemelli un uomo sulla cinquantina, il volto completamente tumefatto, privo di conoscenza. I sanitari decidono di operarlo d’urgenza. Ma non c’è niente da fare. Le sue condizioni sono disperate e morirà poco dopo. Ai medici non resta altro che segnalare il caso agli agenti di polizia. Una morte decisamente sospetta quella del clochard, per giunta trovato senza documenti indosso. Possibile che sia stato ridotto così semplicemente da una caduta a terra dopo una colossale bevuta? A sciogliere i dubbi ci pensa l’autopsia che conferma: «Decesso in seguito a percosse».
La macchina investigativa del commissariato di via Guido Alessi si mette in moto. Occorre risalire a quanto accaduto quel pomeriggio sul luogo del delitto, i giardini pubblici di largo Cervinia. Possibile che a quell’ora non vi fossero testimoni? E chi ha avvisato il soccorso sanitario? Gli uomini della squadra giudiziaria dell’ispettore capo Mauro Gaeta cominciano a sondare il terreno, il mondo di disperados e balordi che gravitano attorno allo spazio verde a due passi dalla via Trionfale. Non dicono che il polacco portato di corsa in ospedale è morto. Anzi, sostengono che si è fratturato il setto nasale, che è ancora ricoverato e ne avrà per qualche giorno. Loro, i poliziotti, vogliono solo capire chi l’ha ridotto così. Insomma, fingono di indagare su un pestaggio e non su un assassinio. Trapelano le prime indiscrezioni. Poi si scopre che ad avvisare il 118 è stato un altro connazionale della vittima. Non solo. Proprio un suo amico è stato testimone del bestiale raid. Aggredito pure lui, però, è riuscito a darsela a gambe lasciando che quelli s’accanissero solamente sul povero Marek. Gli agenti risalgono al suo numero di cellulare, con un pretesto lo rintracciano e lo incontrano in zona Pietralata. B. R., 46 anni, s’era dato alla macchia, terrorizzato da possibili ritorsioni del mini-commando. Dice solo che i tre venivano da via Fani e che lì erano tornati. Attraverso altri identikit i poliziotti del vicequestore Claudio Cacace, alla fine, arrivano al Residence. Per due scattano le manette.