Rito ambrosiano Così la Messa riscopre il sabato

C’ è Carrà con il cappello, Guttuso la cui firma è grande quanto il volto, Ardengo Soffici serio serio, Lucio Fontana che si presenta con uno dei suoi inconfondibili tagli. E poi il viso in tumulto di Emilio Vedova, il ritaglio, quasi un gioco, di Mimmo Rotella, il tratto che pare infantile di Antonio Ligabue. Ci sono Depero, Schifano, Mafai, Afro, Baj, De Pisis, Leoncillo, Munari, Novelli, Accardi, e tanti altri ancora, fino ad arrivare a contarne 152. Sono tutti autoritratti di piccolo, anzi piccolissimo formato: misurano al massimo otto centimetri per dieci. I più significativi tra questi sono in mostra fino a oggi al piano nobile di Palazzo Litta e la loro storia merita di essere conosciuta. Si tratta infatti di una parte della ricchissima collezione di Cesare Zavattini, il grande scrittore emiliano tanto innamorato dell'arte da diventare un collezionista. Un patito sui generis, però: ricercava opere minime, spesso confezionate dagli autori su sua richiesta sia per il formato che per il soggetto. Tipico di Zavattini: non vi era nulla di ideologico nella passione per la dimensione minimale, solo una questione di praticità e di economia che, nel corso degli anni, ha dato vita a una originalissima collezione. Per realizzarla, Cesare Zavattini si impegnò a intrattenere solidi e proficui rapporti epistolari con gli artisti dell'epoca. Pazienza, cocciutaggine e una buona dose di ironia emiliana gli permisero di convincere anche gli autori più ritrosi a sottostare al suo personalissimo canone estetico. Il suo obiettivo? Raccogliere un compendio di tutta la pittura contemporanea in una camera. Gli artisti da lui sollecitati accettarono la proposta confezionando piccole tele a tema libero o autoritratti, che costituiscono oggi la sezione più interessante della collezione. Non monumentale, quasi domestica - tappezzava infatti le stanze dell'appartamento romano di Zavattini - ma al contempo originale, la raccolta è andata poi dispersa alla morte dell'autore tra gallerie e privati. Recentemente tuttavia i migliori autoritratti (i 152 cui si accennava all'inizio, tutti datati tra gli anni ’40 e i ’60) sono stati assemblati per una vendita all'asta e la direzione regionale per i beni culturali della Lombardia ha acquistato le opere che andranno ad arricchire la Pinacoteca di Brera in vista dei festeggiamenti per il suo bicentenario nel 2009. Fino a oggi una selezione degli autoritratti della collezione Zavattini sarà in mostra a Palazzo Litta.