Ritorna il derby La Juve vuol prendere il Toro per le corna

Palladino per Iaquinta fra i bianconeri Granata costretti a rinunciare a Rosina

da Torino

È il primo derby per i due presidenti, Giovanni Cobolli Gigli e Urbano Cairo. Ma anche gli allenatori di Juve e Toro, Claudio Ranieri e Walter Novellino, sono neofiti della stracittadina della Mole: «Voglio una Juve da combattimento», ha annunciato il tecnico romano, curiosamente all'esordio di un derby in Italia ma collezionista di incontri del genere quando sedeva sulla panchina del Chelsea. «Ci aspetta una roulette russa. Poi, da lunedì, penseremo di nuovo al campionato». Immagine forte, che però rende l'idea. «Quest'aria elettrica mi piace - ammette Novellino -. Tutti i tifosi granata mi implorano di vincere, spero di lasciare il segno e di non deludere nessuno». Andrà in panchina senza problemi, Novellino: dimenticata la farsa di Parma quando, squalificato, si è intrufolato negli spogliatoi dentro il cestone della biancheria. «È stato un grande - applaude Ranieri -. Io non l'avrei mai fatto, ma lui è stato splendido».
Allenatore in giacca e cravatta Ranieri, in pullover Novellino: un po' borghese l'uno, proletario l'altro e per di più «ragazzo del Filadelfia». Ranieri ha appena preso casa in Crocetta, il quartiere più chic della città, Novellino vive vicino alla zona ospedali, al di qua del Po e non in mezzo alla gente «bene». Juve contro Toro, stili diversi e quasi opposti. Anche se dei bianconeri di oggi si dice siano squadra capace di lottare e sacrificarsi come forse raramente è successo in passato e come dovrebbe essere sempre il Toro: «È bello che sia così, adoravo la Juve di Lippi che non era la più forte sulla carta ma che spesso lo si è rivelata sul campo», è il credo di Ranieri. «Voglio un Toro pieno di furore agonistico», ha tuonato Cairo rivelando anche di avere sognato «un bel derby» un mese fa. «Non vi dico come finiva, ma ero contento».
Non serve altro. Toro contro Juve manca da quattro anni, l'ultima volta vinsero i bianconeri 2-0 (5 aprile 2003, autogol di Comotto e rete di Tacchinardi): sarà la prima volta all'Olimpico dal 15 aprile 1989, prima dell'era Delle Alpi: diciotto anni fa, nello stadio che ancora si chiamava Comunale, si erano contati 43.814 spettatori e alla fine ne uscì fuori un pareggio a reti inviolate che non soddisfò nessuno. Oggi ci sarà naturalmente il tutto esaurito ma non si andrà oltre quota 25.000: gli juventini saranno solo 4.500, il Toro gioca in casa e non poteva concedere altro che la curva Scirea. «Sarà clima da Far West - è il pronostico di Cobolli Gigli -. Questo però non significa guerra violenta, bensì tifo sfrenato, lealtà e rispetto dell'avversario. Giochiamocela e vediamo come va a finire». L'importante è che la si giochi solo dentro il rettangolo di gioco e sugli spalti: non fuori e non con le mani o, peggio ancora, i coltelli. In Questura si respira ottimismo e del resto l'Osservatorio del Viminale ha classificato la partita come «a rischio 2» su una scala di 4, motivo per cui si è acconsentito a farla giocare di sera: «Facciamo vedere che Torino è città civile e che merita fiducia», l'augurio dei due presidenti.
In quanto alle squadre, Ranieri dovrebbe sostituire l'acciaccato Iaquinta con Palladino mantenendo il centrocampo a tre e Del Piero trequartista. Novellino perde Rosina, nemmeno convocato, che soffre agli adduttori. Ballottaggio tra Zanetti e Motta per chi dovrà sostituirlo. Un’altra tegola per il Genietto già alle prese col rinnovo del contratto (in scadenza nel 2009) che si è fatto complicato.