Ritorna l’allarme sicurezza: «I militari di nuovo in strada»

«Desidero una seria risposta, non una frase di circostanza». Lo scrive Franco. Carlo invece sottolinea che «Goico Jovanovic, di origine slava, ha numerosi precedenti in Italia per reati contro il patrimonio e ufficialmente risulta residente a Busto Arsizio. Domandina: cosa ci faceva a piede libero?». Commenti sulla bacheca di Facebook del sindaco, dove a poche ore dall’arresto del nomade slavo accusato di aver investito e ucciso il vigile di quartiere Nicolò Savarino, Giuliano Pisapia ha scritto il suo grazie agli inquirenti, al questore e a tutti gli agenti che sono riusciti ad arrestare «in pochissimo tempo l’uomo accusato del terribile omicidio». Un delitto «così barbaro non doveva e non poteva restare impunito - sottolinea -, anche se questo non diminuisce il dolore e lo sgomento per la perdita di una persona che lavorava con noi e per tutti noi. Il lutto cittadino che sarà proclamato nel giorno del suo funerale sarà solo il primo omaggio che Milano gli dedicherà». Ma la gente chiede fatti. E di metà dicembre il sondaggio condotto dallo studio Ipso di Renato Mannheimer sui primi mesi del governo Pisapia. Al primo posto delle emergenze per i milanesi è tornata la sicurezza, con la Moratti e il centrodestra era precipitata al terzo posto, preceduta da traffico e smog. Le polemiche, casomai, era sull’eccesso di interventi: le ordinanze sul coprifuoco per far chiudere prima kebab e phone center nei quartieri a rischio, i blitz quasi giornalieri dei campi rom clandestini, la linea dura contro lavavetri, accattoni, gli sgomberi degli abusivi dalle case popolari. Riccardo De Corato, che per quelle misure prese da ex vicesindaco e assessore alla Sicurezza era stato battezzato «sceriffo», da consigliere del Pdl oggi sostiene che almeno l’arresto del presunto omicida «è un segnale importante, che rassicura i milanesi in un momento in cui l’emergenza sicurezza è tornata ad essere il primo problema della città. Colpa del buonismo di questa amministrazione. È necessario che nelle periferie non si mandino solo i vigili di quartiere ma si costituisca una rete di sicurezza, ripristinando le pattuglie di militari, polizia e carabinieri, insieme a Poliziotti in pensione e City Angels». Ma «Milano non è Beirut», lo avevano precisato i consiglieri di Sel (vicini ai centri sociali) e il sindaco dallo scorso novembre ha rifiutato i 350 soldati che il governo aveva mandato a Milano per presidiare i quartieri, liberando le altre forze dell’ordine per altri interventi. «Basta con le frasi di circostanza - afferma il capogruppo Pdl Carlo Masseroli -. Se la sicurezza non viene garantita da chi amministra c’è il pericolo che prenda il sopravvento un clima da tutti contro tutti. Oggi le regole non valgono per tutti, c’è lassismo nei confronti di chi occupa abusivamente le case. E le decisioni prese sui militari vanno riviste». Dello stesso parere l’assessore provinciale alla Sicurezza, il leghista Stefano Bolognini: «Deve prevalere la fermezza da parte dell’amministrazione, la giunta Pisapia è buonista e lancia messaggi sbagliati e pericolosi. Lo stop agli sgomberi nei campi rom, la tolleranza di comportamenti illegali come l’occupazione abusiva di case e anche il fatto che personaggi vicini ai centri sociali conducano le trattative in piazza alimenta un clima di arroganza e la sensazione che a Milano si può fare tutto».