Ritorna l’età del Ferro dopo gli incubi sulla voce

Tiziano si confessa: "Temevo di essere malato, ho girato tutti gli specialisti". Ora pubblica il cd <em>L’amore è una cosa semplice</em>. Che è tutt’altro che facile

E adesso che (dice lui) è più sereno, Tiziano Ferro pubblica l’album della maturità. Dieci anni dopo. Dieci anni dopo aver chiesto Xdono per la prima volta: «E difatti più o meno da allora sognavo di incidere questo disco, che è una liberazione». Da cosa, lo sapete: «Ho perso una zavorra ingombrante, la mancata accettazione di me stesso». L’omosessualità, ma non solo. Ottanta euro all’ora, costa la sua analista. Prezzo ragionevole, si direbbe. L’amore è una cosa semplice non basta ascoltarlo una volta sola: almeno due, sissignore, complesso com’è, diviso tra bossanova, pop e hip hop, tra testi d’autore e voci autorevoli come quella di John Legend nel duetto dell’ultima ora Karma (nella versione italiana si intitola Smeraldo). «O lui o R Kelly o Kanye West, sono i miei preferiti» dice un compìtissimo Tiziano Ferro seduto sul palchetto nella bellissima Fonderia rimessa a nuovo da poco. Naturalmente, essendo lui membro honoris causa dell’ufficio complicazione cose semplici, le nuove canzoni sono un ghirigoro esistenzialista, più sofferto che sereno. Ora che ha «sciolto dei nodi», ne parla a volontà e riesce persino a rispondere alla peggiore delle domande: «Perché, dopo il tuo “coming out”, continui a scrivere i testi con un tono neutro, né maschile né femminile?». Chissà perché c’è bisogno di saperlo. Comunque. «Non me ne sono mai accorto, tra l’altro ne La differenza tra me e te credo di parlare al maschile. In questi anni sono stato carceriere e carcerato di me stesso, però ho vinto la battaglia contro l’autodistruzione». Lo ha fatto soffrendo, pare, e molto. Lo ha fatto pellegrinando tra le sofferenze vere, verissime o inventate (che è peggio), tipiche di chi fa i conti con se stesso e ha paura del risultato finale. Paura tremenda. Specialmente dopo essere stato oltre cento settimane in classifica con il cd Alla mia età. «Dopo l’anno sabbatico che mi ero concesso, sono tornato a cantare. E drammaticamente ho creduto di aver perso la voce, di essere malato. Ho consultato i migliori foniatri d’Italia, ho preso ispirazione dal film Il discorso del re, ho imparato a seguire il percorso dell’aria nel mio corpo e ad accettare che la voce sia il metronomo delle nostre sofferenze. Un percorso importantissimo, per me. E durante le sedute dallo specialista, mi addormentavo. Io che non dormo neanche a letto!». Temeva di aver perso la voce. In realtà aveva trovato se stesso. «Cercare l’equilibrio non significa essere dei deficienti che ridono tutto il giorno. L’importante è non sentirsi già risolti». Tutt’al più, stavolta, di risolto ci sono soltanto i contratti, visto che quello con la Emi finisce con questo disco e non ce ne sono altri all’orizzonte, nonostante le «molte proposte». D’ora innanzi, per grazia non ricevuta ma conquistata, Tiziano Ferro registrerà canzoni solo se avrà «l’urgenza di farlo». Succederà presto, ci scommettete? Lui è un artista urgente, ha bisogno di sublimare le ossessioni, magari anche di purificarle, attraverso la musica. Adesso, comunque, c’è la promozione di questo L’amore è una cosa semplice. E sabato il nuovo Tiziano Ferro sarà su Raitre da Fabio Fazio, ossia l’ex più efficace marketing manager della musica italiana ormai affiancato da Fiorello e dal più grande spettacolo dopo la rinascita del varietà in tv. «Da dieci anni mi dicono che in televisione la musica non funziona. Poi arriva Fiorello e cambia gli schemi. Ed è stato bravo: ha incastrato la musica nel linguaggio tv. Però non ho visto il suo show. Oggi sullo schermo passa di tutto, dal sesso ai corpi dilaniati, e quindi la vera trasgressione è non andarci» (però da Fazio ci va, alla faccia della trasgressione, accidenti). Meglio fare i concerti, comunque, che inizieranno ad aprile con tappa gloriosa all’Olimpico di Roma il 14 luglio e che saranno una sorta di greatest hits nel quale, magari, non spunteranno neanche le nuove Paura non ho (l’unica canzone mai composta da Irene Grandi) e La fine, con un testo favoloso scritto da Nesli, fratello più poetico e meno incazzato di Fabri Fibra. Insomma, se è vero che gli piace aggiungere sempre un ulteriore «margine di rischio», stavolta Tiziano Ferro non ha badato a spese e, se L’amore è una cosa semplice, il suo disco è tutt’altro. Sarà pure, come dice Marco Alboni presidente Emi, attesissimo all’estero. Ma è anche un album rischiosissimo in Italia, complesso quanto basta, esaltante ed esaltato da una voce che così profonda non l’avete mai sentita e forse, pensandoci, neppure ve la sareste aspettata.