Ritorna il sereno tra Roma e Kabul

Karzai: «Non abbiamo problemi con l’Italia» Ciampi: «Clementina va restituita ai suoi cari»

da Kabul

«Non è più un problema», dice una fonte bene informata, la liberazione della madre di Timor Shah, il rapitore di Clementina Cantoni. La donna, che era in stato di fermo perché coinvolta in un precedente sequestro, si trova ora in una «guest-house» di Kabul, una pensione: è controllata da personale afghano, ma anche gli investigatori italiani vi hanno libero accesso. Il governo locale avrebbe dato la «piena disponibilità» al suo rilascio. In qualsiasi momento potrebbe avvenire lo scambio con l'italiana. I problemi, adesso, sono di altra natura.
I rapporti tra Roma e Kabul, tesissimi fino a ieri per le accuse reciproche di «confusione» e «interferenza» nelle indagini in corso, sembrano essere tornati distesi. Il presidente afghano Karzai ha incontrato la stampa locale per un bilancio del viaggio negli Usa, ma non si è sottratto alla domanda di un giornalista italiano che gli ha chiesto delle polemiche di questi giorni. Karzai, con un grande sorriso, le smorza. E in qualche misura giustifica l'irritazione di Roma. «Non abbiamo nessun problema con le autorità italiane, anzi le ringraziamo. I nostri due governi, insieme, stanno facendo di tutto per il veloce rilascio di questa ragazza», dice. Ed aggiunge: «Gli italiani hanno tutto il diritto di essere nervosi, tutti lo sarebbero se un proprio connazionale si trovasse in una situazione del genere».
Nessuna ipotesi sui tempi della possibile liberazione: «Spero che ciò avvenga molto presto», si limita a dire Karzai. «Clementina è per noi come una figlia dell'Afghanistan, ha aiutato a lungo il nostro popolo, soprattutto le vedove. E come figlia dell'Afghanistan deve essere subito rilasciata».
Karzai è profondamente dispiaciuto e infelice che un afghano abbia compiuto una cosa terribile come questa, che contrasta con i principi dell'Islam, secondo cui lo straniero è un ospite e ne deve essere garantita la sicurezza. Principi ribaditi in un decreto religioso, una «fatwa» emessa giovedì dal consiglio degli Ulema. «Se una persona che entra legalmente in Afghanistan viene uccisa, l'assassino sarà condannato a morte, secondo i precetti islamici». Un chiaro avvertimento ai rapitori dell'italiana.
Per il portavoce del ministero dell'Interno di Kabul, Lutfullah Mashal, questa «fatwa» dimostra l'importanza che il leader dell'Islam e il popolo dell'Afghanistan stanno dando alla vita di Clementina Cantoni. «Una fatwa non viene emessa spesso, né facilmente. E la parola più alta nell'Islam, e i musulmani di tutto il mondo prendono molto seriamente questi decreti».
La fatwa doveva essere letta ieri nelle moschee, durante le omelie del venerdì. «Ma nessuno ci ha detto niente», dice ad alcuni giornalisti il mullah di una moschea periferica di Kabul. «Comunque io sono pienamente d'accordo», aggiunge. «Del resto la pena di morte è normalmente prevista per l'omicidio».
Un appello per Clementina Cantoni è giunto ancora ieri dal presidente italiano Ciampi. «Clementina è un luminoso esempio di umanità, dedizione, tenacia. Va restituita ai suoi cari, al suo lavoro», ha detto Ciampi.

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