Ritorna TuttoDante l’«Inferno» del genio

Lo show spazia dai canti del poeta alla satira politica Per cinque giorni l’attore sarà sul palcoscenico del Palasharp

E ora, si provi a dire che il pubblico chiede solo nomination, risse mediatiche, rivelazioni pruriginose, e insomma la tracimazione di tutto ciò che è tv trash in tutto ciò che è spettacolo. Trentotto repliche, venticinque città toccate, più di trencentomila spettatori, palazzetti pieni come un uovo, tifo dagli spalti e persino bis a richiesta. Dove per bis non vanno intesi una canzone o una gag in stile Zelig, ma il racconto di Farinata, l'innamoramento tra Paolo e Francesca, il «gran rifiuto» di Papa Celestino V. Roberto Benigni ha fatto una rivoluzione: se la tv è diventata un inferno di banalità, lui porta in teatro l'Inferno del genio. TuttoDante (non solo l'Inferno, bensì estratti da tutto il corpo di quel capolavoro che è la Divina Commedia) è un successo, ormai lo sanno tutti: in uno dei rari momenti magici in cui tv, spettacolo e cultura composero un cocktail infallibile e di solido share - per l'appunto nelle occasioni in cui Benigni decise di recitare Dante in casa Rai, nel 2002 - nacque l'idea di portare lo show del sublime toscanaccio su e giù per l'Italia. Prima nelle università e nelle scuole, poi sul palcoscenico. E così, il «rosso» Benigni, il giullare ipercinetico capace di prendere in braccio Berlinguer e di strizzare gli attributi in diretta a Pippo Baudo, finì per commuovere la gente nel recitare in versi danteschi e poi commentare con parole proprie la struggente furia di un'amore fedifrago, giovanile e galeotto, così come l'inafferrabile bellezza della Vergine Maria. Dal profano al sacro e ritorno, e sempre sui binari della grande letteratura. La «strana coppia» è così formata: Benigni e Dante, entrambi toscani, entrambi figli della passione, il secondo più collerico dove il primo è più beffardo. Per Dante, un successo: solo un certo Massimo Troisi era riuscito a fare squadra con l'individualista anarchico autore de La vita è bella. Non una ripetizione di ciò che il grande pubblico ricorda di aver visto in tv, né di ciò che Benigni portò in scena in quegli ormai celebri tredici recital fiorentini. Il «Robbberto» nazionale (così, con grande dispendio di "b", Sophia Loren lo chiamò sul palco di Los Angeles a ritirare l'Oscar) ha cesellato uno show che, seguendo la formula del Sommo Poeta, balza dallo ieri all'oggi, con maestria e sana irriverenza. Se l'Alighieri usava miti e storie del passato per punzecchiare i propri contemporanei, Benigni non si esime dal fare lo stesso: e ne ha per tutti, dentro e fuori i confini italiani. Più dentro che fuori, in verità. Satira politica dunque, ma non solo. Si sa che il panorama di casa nostra offre di tutto e di più, e non è proprio possibile - nel paese dei Dico e non dico e dei Corona deposti - farsi morire in gola la battutaccia. Oltre a questo, per ogni città toccata dal suo TuttoDante, Benigni si conserva una parentesi ad hoc: per la «capitale del Nord» c'è da attendersi sicuramente, qualcosa di speciale. Dopodiché, si ricomincia a viaggiare. In missione per conto di Dante. E degli italiani.
Palasharp
da martedì a domenica
(venerdì riposo)
Ore 21 (domenica ore 17.30)
Ingresso euro 57,50-40-28