RITORNANO I SIGNORNÒ

Toh, guarda: sono tornati i signornò. No alla manovra finanziaria, no alla riforma della giustizia, no agli interventi sulla sicurezza. Abbiamo perduto il dialogo, come dice Veltroni. Chissà, forse l’ha nascosto in un buco di bilancio. Comunque il centrosinistra ormai è incastrato dentro la gabbia di quello che per mesi Walter ha definito come il vero problema del centrosinistra: il fronte del no, il dissenso per partito preso, il rifiuto a priori. Noto e pericoloso virus che trasforma chi ne rimane vittima in un clone di Pecoraro Scanio. O, per ben che vada, di Diliberto.
La regola degli oltranzisti del no? Nega, nega tutto, nega anche davanti all'evidenza. Perfetto. Peccato che, in questo modo, si rischiano incidenti di percorso. Ieri, per la seconda volta in pochi giorni, un'istituzione pubblica (l'altra volta il Csm, stavolta la Ue) è stata usata di sponda come un tavolo da biliardo per far rimbalzare critiche a un provvedimento del governo. Si capisce: chi non ha forza da sé deve necessariamente appoggiarsi all'esterno. La prossima volta, però, si prega l’opposizione di verificare almeno la tenuta della stampella.
I fatti, in breve. Il ministro Maroni annuncia che verranno prese le impronte digitali ai bimbi rom. Viene fuori il finimondo. C'è chi parla di razzismo, chi di fascismo, chi di discriminazione, si fanno scendere in campo addirittura i sopravvissuti dei lager, si paragona una banale misura di polizia allo sterminio degli ebrei. (Il senso delle proporzioni, evidentemente, si deve essere perso dentro l'urna elettorale).
A un certo punto esce pure il solito lancio di agenzia: l'Unione europea contraria al provvedimento italiano. E ai nuovi signornò in cerca di stampella non par vero di scatenarsi sull’onda del nazismo: «barbara idea», «si torna alla stella gialla», «a quando il numero tatuato sul braccio?», «tradito il concetto di umanità». Poffarbacco, parole grosse: peccato che nell'attesa di tradire il concetto di umanità, sia stato tradito il concetto di verità. «Non ci siamo mai espressi sul provvedimento», smentisce tutto a metà pomeriggio l'Unione europea. Il solito equivoco. Il secondo in pochi giorni. Nel frattempo, però, sull'equivoco il caso era montato come la panna. Panna acida, peraltro.
Eppure sarebbe bastato poco per scoprire che le impronte digitali ai bambini sono previste da una norma Ue (regolamento numero 230 pubblicato in Gazzetta ufficiale il 29 aprile 2008) che riguarda gli extracomunitari. Sì, si dice, ma i bambini rom possono essere comunitari. E come fai a saperlo se non li identifichi? E poi perché, per i nostri illuminati di sinistra, prendere le impronte a un piccolo senegalese che sta tranquillo in braccio alla sua mamma è cosa buona e giusta mentre prenderle a un piccolo romeno che ruba i portafogli è un atto di discriminazione? «Trattandosi di un rilievo segnaletico può essere adottato», conferma il presidente emerito della Corte costituzionale Onida. E un magistrato del tribunale dei minori di Milano confida oggi al Giornale: «Noi lo facciamo da tempo».
In effetti, il vero scandalo non sono le impronte digitali. È il modo in cui vivono i bambini rom. E i veri razzisti, i veri barbari sono quelli che, non facendo nulla, hanno consentito che tutto questo continuasse, indisturbato per anni: bambini picchiati e costretti a mendicare, bambini mutilati per fare più compassione, bambini mandati a rubare e a prostituirsi, bambini minacciati, laceri, obbligati a restare agli angoli delle strade fino a notte quando tornano stremati ai loro cartoni infestati dai topi, bambini calpestati, tenuti al guinzaglio, usati addirittura come cavie per addestrare i cani da combattimento. Ora finalmente c’è qualcuno che interviene, che prova a dire basta a questi orrori. Ma la sinistra fighetta dell’ultima spiaggia storce il naso. In effetti a loro non sta a cuore risolvere il problema, l'unica cosa che importa è sollevare la polemica di giornata: non si sono mai interessati alle vite di questi bimbi, ora si interessano alle loro impronte digitali. E parlano di razzismo, senza accorgersi che l'unica razza è la loro. Razza di signornò, che sono rimasti.
Mario Giordano