Il ritorno degli alieni

Riecco gli extraterrestri. Ora avvertono: attenti all’ambiente. Arrivano <em>Ultimatum alla terra</em> e un altro <em>Star
Trek</em>. Addio Guerra fredda, il nuovo filone parla di ecologia

Roma - Un disco volante atterra in mezzo a Central Park. Ne esce un alieno, Klaatu, e la sua immensa guardia robotica, Gort. Klaatu dalle fattezze umane porta questo messaggio agli abitanti del pianeta: «Se voi morirete la terra sopravviverà». Ecco Ultimatum alla terra, il remake firmato da Scott Derrickson dell’omonimo e celebre film dell’eclettico Robert Wise del 1951 con Michael Renne come protagonista (tanto famoso da venir consacrato nella prima strofa della canzone Science Fiction/Double Feature nei titoli di testa di The Rocky Horror Picture Show), che, raccontato così in estrema sintesi, sembra racchiudere ancora oggi tutti i tratti peculiari della science-fiction degli Anni ’50. Ma certo non è un caso se nel 2008, il 12 dicembre, esce in tutto il mondo (in Italia in ben 500 sale) un film tratto dal romanzo del 1940, Addio al padrone (Farewell to the Master) di Harry Bathes, che racconta il ritorno degli alieni sulla terra intenzionati ad avviare un programma di sterminio degli uomini. Ma se negli Anni ’50 il cinema catastrofico di fantascienza prendeva spunto dai timori della Guerra fredda, dalla paura della bomba atomica, del nemico oltrecortina, del diverso, per raccontare di «guerre dei mondi» e di «invasioni di ultracorpi», oggi che il Muro è caduto e che il presidente degli Stati Uniti è un afroamericano, gli alieni vengono sulla terra per metterci in guardia sul rischio ambientale del pianeta.

Nel nostro caso l’extraterrestre un po’ messianico Klaatu, interpretato dal monocorde (per contratto) Keanu Reeves, arriva sulla terra come rappresentante di un gruppo di civiltà aliene che hanno sofferto una dolorosa evoluzione in seguito a un catastrofico cambiamento climatico ed è in qualche modo un antesignano dei componenti di quella Federazione dei pianeti consacrata poi da Star Trek. E il caso vuole che Hollywood stia proprio producendo l’ennesimo film, per la precisione l’undicesimo, tratto dalla saga televisiva. Pochi giorni fa è venuto a Roma il regista J. J. Abrams (il papà di Lost e Alias) per presentare le prime sequenze del kolossal da 150 milioni di dollari in uscita a maggio 2009 dall’essenziale titolo, Star Trek, che, nelle sue intenzioni, «conquisterà tutti quelli che non hanno amato la saga» con la storia dell’astronave Enterprise che tenta di salvare il pianeta Vulcano dagli attacchi dei Romulani comandati da Nero, uno stupefacente Erik Bana in look da avventuriero calvo e tatuato.

Ma Ultimatum alla terra e Star Trek non sono gli unici film che Hollywood sta preparando sull’incontro degli uomini con gli alieni. Segno che il cinema torna a raccontare la realtà, non solo ambientalistica, anche attraverso la fantascienza. È notizia dei giorni scorsi la volontà di Ridley Scott di tornare al genere da lui amato (Alien e Blade Runner) con un dramma fanta-epico tratto dal romanzo del 1974 di Joe Haldeman The Foverer War (in Italia Guerra eterna, ultima edizione Urania Collezione) in cui il protagonista è un soldato che intraprende il viaggio di ritorno sulla terra dopo aver combattuto una guerra contro una razza aliena su un lontano pianeta. Ogni riferimento all’Irak e all’Afghanistan sarà puramente casuale...

Nel segno della spensieratezza e del puro divertimento sarà invece Mostri contro alieni, il film d’animazione in 3D della DreamWorks diretto da Rob Letterman e Conrad Vernon (in uscita ad aprile 2009) che attinge a piene mani dai classici di fantascienza degli Anni ’50 con gli alieni cattivi pronti a distruggere la terra. Per difenderla il presidente degli Stati Uniti ricorrerà all’unica arma distruttiva che ha a disposizione: un variopinto gruppo di mostri che i militari tengono nascosti in un’area speciale e segreta. Come dire: «diversi» contro «diversi», almeno il politicamente corretto è salvo.