Ritorno (in farsa) al 1992

Fine di partita. La convulsa lotta del governo Prodi per restare in vita, per assaporare ancora fettine di potere, una compagnuccia telefonica, un’autostradina, una banchetta appare senza speranza. Gli estremisti alzano i vessilli: Franco Giordano dice no alla base di Vicenza, Barbara Pollastrini fa la Giovanna d’Arco dei Dico, i duri della Fiom-Cgil dettano la loro legge al flebile Guglielmo Epifani. I moderati si assestano per la nuova fase. Pierferdinando Casini si predispone a trattare le prossime mosse con il centrodestra, Clemente Mastella si affretta verso una formazione centrista, un sindacalista riformista come Raffaele Bonanni si rifiuta di coprire gli imbrogli del governo sulla fusione degli enti previdenziali. Un politico intelligente ma astratto come Bruno Tabacci confessa come il tentativo di costruire uno schieramento alternativo al centrosinistra ma altro da Silvio Berlusconi, sia fallito.
Il circuito mediatico-giudiziario, a difesa del proprio potere di blocco della società, tenta una disperata resistenza fatta di immondizia via intercettazioni e immondizia via interrogatori. Non ci si può non vergognare di citare frasi masticate e rimasticate, però l'adagio hegelian-marxiano per cui la storia prima si presenta come tragedia, poi replica come farsa, descrive con precisione quanto la situazione attuale stia a quella del 1992.
Le fasi terminali della crisi sono pericolose: le ultime sortite, i saccheggi finali, le mosse disperate possono provocare guasti. Ci vuole intelligenza e decisione per gestire lo sbocco di una situazione inevitabile. L'avvitamento della vicenda rende probabile un esito di voto anticipato, ma anche se si aspetterà qualche mese, con un governo di transizione che faccia una riforma elettorale, i compiti politici della leadership del centrodestra restano gli stessi: da una parte si tratta di rassicurare la nazione, darle fiducia sul prossimo passaggio, che vi sono le forze per ricominciare. Dall'altra si tratta di prepararsi a governare, fare i conti con l'esperienza 2001-2006, spiegare perché certi errori non saranno ripetuti. La lunga propaganda liberale, per esempio, di An e Udc farà sì che le proposte di modernizzazione non saranno più bloccate da defatiganti dibattiti. È maturata poi anche in ambienti già legati al centrosinistra una voglia di riforme liberali che va raccolta, proprio come ha fatto in queste settimane Nicolas Sarkozy. Non va infine sottovalutato che comunque l'esperienza travagliata e breve del governo di centrosinistra qualche trauma lo lascia nella società italiana.
La sinistra subisce in questi mesi una sconfitta strategica ma resterà forza centrale del Paese, con migliaia di sindaci, governatori, presidenti di province. Si tratta di offrire a chi ha maturato tutta l'inconsistenza politica e programmatica dell'antiberlusconismo un serio tavolo di confronto per la riforma dello Stato. Di apprestare una linea che sia l'opposto di quello stupido chiudersi in un fortilizio da parte di una maggioranza che non aveva la maggioranza, vissuto in questo anno. La situazione è matura, il centrodestra deve incominciare a parlare subito non solo alla sua base sociale assai motivata ma a tutto il Paese.
Lodovico Festa