Il ritorno di Finardi: «Non rinuncio al delirio del blues»

Capelli e barba sempre lunghi ma imbiancati; un po’ di chili in più rispetto alla scattante magrezza di un tempo... Ma l’età porta anche tanti vantaggi; la saggezza, la consapevolezza della propria caratura artistica, la voglia e la maturità per affrontare nuove sfide. Così Eugenio Finardi vive i suoi 56 anni con rinnovata passione e su molteplici fronti. È reduce dallo spettacolo teatrale «Suono», di cui è uscito da poco il cd+dvd+libro; è stato voce recitante in un’opera di Tibor Hisany; ha inciso da poco un brano a scopo benefico con la figlia di nove anni al violino; ha pubblicato uno splendido album: chicca sull’opera del poeta dissidente russo Vladimir Vysotsky; l’anno appena trascorso ha vinto il Premio Tenco con l’album celebrativo «Il cantante al microfono». Tutto questo senza mai tradire le radici blues che lo videro nascere a Milano in un cenacolo di artisti come Alberto Camerini e Fabio Treves.
Quindi Finardi, sempre coerente con se stesso ma sempre diverso, con in testa una valanga di idee domani sera si presenta al Blue Note per un duplice concerto (uno alle 21, l’altro alle 23.30 come è consuetudine del club). «È un ritorno - dice Finardi - perchè proprio al Blue Note ero partito con la tournèe di “Anima Blues“, il disco che mi ha riportato al centro della musica che più amo». Sarà diventato celebre per il rock agguerrito e pomposo di «Musica ribelle» o per ballate melodiche come «Le ragazze di Osaka», ma Finardi rimane un artista che gronda blues da tutti i pori. «I miei idoli sono John Lee Hooker, Howlin’ Wolf e Muddy Waters. Ma Hooker è il mio preferito, con quella voce roca e profonda, giocata sempre sulla stessa tonalità, che è come un film, fa vivere e vedere emozioni incredibili». Nella scaletta dello show di sabato non mancherà certo il blues: «Non rinuncio al “delirio“ del blues. Eseguirò di sicuro l’immortale “Hoochie Coochie Man“ dedicata al blues di Chicago e con le tinte gospel di “Holyland“ tratta da “Anima blues“».
Lo spettacolo mostrerà le mille facce del Finardi musicista, prendendo spunto proprio da «Suono». «C’è la voglia di rivisitare il mio repertorio alla luce dell’esperienza. Proporrò anche pagine dell’album dedicato a Vysotsky accompagnandomi solo al piano. Voglio esprimere la mia anima di cantautore ma soprattutto quella di teatrante». Finardi non scopre tutte le carte e si riserva qualche sorpresa: «Ho due spettacoli, quindi posso cambiare i brani intoccabili. Ad esempio potrei fare “Musica ribelle“ solo nel primo show o viceversa. Mi riservo la libertà di creare emozioni sul momento. E poi farò un omaggio a De André: probabilmente canterò “Il ritorno di Giuseppe“. Celebrerò De André anche domenica su Raitre da Fabio Fazio, con “Verranno a chiederti del nostro amore“».
I due concerti saranno aperti dalla cantautrice, chitarrista e pianista, Roberta Di Lorenzo, scoperta da Finardi, che presto produrrà il suo primo album. «Ha 28 anni ma è una cantautrice matura e personale, dalla grande musicalità e dai testi profondi e molto femminili. Domani faremo anche un duetto», chiosa Finardi.