Il ritorno di Fonzie: «Ehi, Nanni Happy Days non è qualunquista»

L'accostamento è di quelli che manderebbero in estasi Walter Veltroni, uno che dell'equilibrismo senza rete tra gli estremi della cultura «seria» e di quella popolare ha fatto una vera e propria arte circense. Topolino e Gramsci, Beatles e Mandela, James Dean e Solgenitsin. È il bungee jumping delle citazioni e delle riflessioni, dall'alto al basso e ritorno, il grande abbraccio ecumenico che al sindaco e romanziere provoca sempre un brivido di piacere, e forse anche una lacrimuccia di commozione. Prendete questa: Fonzie e Nanni Moretti. Proprio così, il bullo di Happy Days e di Milwaukee (Wisconsin, Usa) e il «nerd volontario» di Roma che, in Caro diario, se ne sta in agosto in città, per provare l'ebbrezza di girare su di una Vespa scassata senza incontrare esseri viventi. L'americano di origine italiana (vero nome Arthur Fonzarelli) che agli States deve probabilmente tutto, a cominciare dalla sua moto e da quelle graziose ragazze wasp in salute e in gonna vaporosa che gli cadono ai piedi, e l'intellettuale dalla stizza glaciale che all'esistenza dell'America (così come anche del 99% degli umani sprovvisti dei suoi tic, ma questa è un'altra storia) si è rassegnato con grande fatica. Fonzie è un duro, come ben sanno gli appassionati (eravamo tanti) del leggendario telefilm approdato in Italia sul finire dei Settanta.
Dunque, un duro come lui si prende i suoi tempi: non si agita mai e risponde sempre e solo dopo essersi tirato su il bavero del giubbotto in pelle. Ci ha messo più o meno sei anni, ma alla fine Fonzie ha deciso di ribattere a quel tale. Sì, quel tale che si chiama Nanni Moretti e che, gli sembra di aver capito ma forse era una battuta, gira i suoi film ma gira anche intorno, e in tondo, ai palazzi di giustizia. Intervistato dal settimanale Chi (in edicola oggi) alla vigilia del suo arrivo in Italia per partecipare alla trasmissione di Fabio Fazio Che tempo che fa, Fonzie, cioè Henry Winkler, 61enne attore americano dal curriculum senza Oscar ma dal volto immortale (grazie ai giorni felici di Happy Days), non poteva tacere. C'è da difendere l'onorabilità di Milwaukee e, già che ci siamo, c'è da smontare qualche spocchioso luogo comune evocato da chi suddivide il mondo in compartimenti stagni egocentrici, di qua chi è naturaliter di sinistra e, in questo insieme, fa parte del sottoinsieme che ha compreso la grandezza della torta Sacher; e di là, tutti gli altri. Con particolare disdoro per chi vota Berlusconi.
Dunque, tutto cominciò da Nanni. Cimentandosi in una delle sue specialità - il disprezzo a mezza bocca condito da battuta efficace - l'autore di Ecce Bombo e in quella particolare occasione fresco partoriente di Aprile, scelse di fustigare la sua parte politica, l'Ulivo e in particolare l'allora Pds, con queste parole: «Che c'è da aspettarsi da persone che stavano tutti i pomeriggi davanti alla tv a vedere Happy Days: questa è la loro formazione politica, culturale e morale». Happy Days come il fondo assoluto, il vuoto spinto? Fonzie non ci sta e, nell'intervista a Chi, ribatte: «Francamente credo che Moretti non sappia molte cose. Certo, Happy Days mostra una certa America, che può non piacere a certa sinistra, ma è tutt’altro che qualunquista». Ad esempio, continua Winkler, «dopo l'episodio in cui Fonzie va in biblioteca, il numero dei frequentatori giovani è cresciuto del 500%. Forse Moretti non sa nemmeno che alle convention di Happy Days si manifestava contro la segregazione degli afro-americani e si facevano campagne a favore dei portatori di handicap». Ciliegina finale: Fonzie/Winkler tifava Clinton, oggi tifa Hillary e non gradisce Bush, e fa a Moretti «gli auguri per una vita lunga e felice». Poteva scegliere una sfida di corsa in moto, per sistemare Nanni, e ha invece scelto la parola. E la classe. Mitico, imprevedibile Fonzie.