Il ritorno di Jackson Browne

Fa parte a pieno titolo della grande scuola dei cantautori statunitensi. Dopo un silenzio discografico durato sei anni, è tornato alla ribalta con un nuovo album di inediti intitolato Time the conqueror. Il lungo tour mondiale lo porterà domani sera all’Auditorium, in sala Santa Cecilia. Si chiama Jackson Browne ed è protagonista della scena musicale da più di 35 anni. Il rock semplice e raffinato del nuovo disco è stato salutato dalla critica come ennesima prova di eleganza, confermando la classe del cantautore.
Californiano nato in Germania, Browne scrive musiche e liriche profonde e ricche di riferimenti letterari, immaginario anello di congiunzione tra l’introspezione di Nick Drake e la critica sociale di Neil Young. Chitarrista e pianista, Browne è stato uno dei più influenti esponenti della musica della West Coast degli anni Settanta, successivamente divenuto famoso anche per l’impegno civile e ambientalista, concretizzatosi nel 1979 con la fondazione del «MUSE», movimento degli artisti uniti per l’energia pulita. Il debutto discografico di Jackson Browne risale al 1972, con l’album omonimo. Già dalla fine degli anni Sessanta, però, l’artista aveva cominciato a scrivere canzoni, firmando tre brani per l’esordio solista di Nico, musa di Andy Warhol e dei Velvet Underground. In seguito arrivarono composizioni per gli Eagles, per i Byrds, per Tim Buckley e la Nitty Gritty Dirt Band (di cui fece anche parte per qualche mese, nel 1966). Risale a quel periodo la nascita del sodalizio artistico con il chitarrista David Lindley, sua futura spalla per gli anni a venire.
Il primo album a suo nome è un disco che può già vantare la collaborazione con celebri artisti californiani, su tutti David Crosby. Arrivano subito i primi successi in classifica, con Doctor my eyes e Jamaica say you will. Nel 1973 esce For everyman, in cui include la sua personale versione di Take it easy, già portata al successo dagli Eagles, e quella di These days, scritta per Tim Rush nel 1968. Il 1974 è l’anno di Late for the sky, da molti considerato il suo lavoro migliore: pieno di testi introversi, frutterà i successi di Before the deluge e Fountain of sorrow.
Il suicidio della moglie Phillys è la causa di una lunga pausa, interrotta nel 1976 da The pretender, disco fortemente influenzato dal tragico evento. Nel 1977 esce l’album dal vivo Running on empty, a tutt’oggi il suo maggior successo commerciale. La title-track del disco, registrato durante un lungo tour americano, diviene manifesto della generazione post-sessantotto. Nel corso degli anni Ottanta la produzione di Jackson Browne è caratterizzata da una maggiore politicizzazione, mentre nel decennio successivo il musicista dirada ulteriormente le uscite discografiche, ritrovando una verve più intimista che ricorda le composizioni del primo periodo.
Sul palco con Browne ci saranno Kevin McCormick al basso, Mark Goldenberg alla chitarra, Mauricio Lewak alla batteria, Jeff Young alle tastiere.