Il ritorno del mecenatismo rilancia la cultura a Genova

(...) il sindaco Marta Vincenzi, che probabilmente ritiene di averne titolo in quanto professoressa, allora siamo d’accordo.
Se preoccupa il venir meno del principio della segretezza delle conversazioni private, soprattutto quando non hanno alcuna rilevanza penale, allora siamo d’accordo.
Se ci si batte per la civiltà nei rapporti, ad ogni livello, e non per il suo superamento, allora siamo in prima fila, pronti a guidare una battaglia per un’informazione in cui nessuno si arroghi il ruolo di angelo sterminatore del malcostume. Anche perchè non si capisce chi faccia l’esamino per conferire il bollino blu del moralizzatore doc, chi lo conferisca e a che titolo.
Quando si gioca al piccolo moralizzatore, si rischia sempre. Anche perchè le contraddizioni sono sempre dietro l’angolo. Sbagliare è umano e io per primo mi metto ovviamente nella lista di quelli che hanno sbagliato, sbagliano e sbaglieranno. La fila dei perfetti e che sanno tutto su tutto e giudicano tutto e tutti la lascio ad altri. Ben sapendo che, spesso, il confine fra le due file è labile. Anzi, sarebbe divertente riservare ad alcuni dei maestri della critica lo stesso trattamento che loro riservano ad altri. Molto divertente.
Al proposito, vi racconto un aneddoto gustosissimo: in giro ci sono tantissimi critici del Porcellum, soprattutto nel punto in cui non prevede il voto di preferenza e, di fatto, permette a dieci persone di decidere la composizione del Parlamento. Critica sacrosanta, penso io. Ma sapete chi sono i più duri nella critica? Ex parlamentari che la definivano un’ottima legge elettorale finchè faceva eleggere loro senza spendere un soldo e che hanno iniziato a giudicarla scandalosa quando gli stessi che li avevano messi in lista li hanno lasciati fuori. Così, tanto per dire la coerenza.
Cosa c’entra tutto questo con la cultura? Io credo che c’entri profondamente. Perchè la cultura è anche e soprattutto una questione di comportamenti personali, di civiltà, di rispetto dell’abc della convivenza. Poi, immediatamente dopo, vengono l’arte, la letteratura, la musica...
Personalmente, ad esempio, penso che nel campo della cultura, Genova sia ancora una città di eccellenze. Di Rinascimento, non certo di decadenza. E credo che basti leggere la rubrica di Sergio Maifredi su questo Giornale per rendersi conto che - anche a Genova, persino a Genova, verrebbe da dire - pensare non è vietato, che ragionare non è un optional, che avere idee non è un pericoloso lusso.
E, così come c’è chi pensa, non mancano quelli che finanziano la cultura. Personalmente, ho avuto la fortuna di essere scelto dalla struttura comunicazione di Enel, guidata alla perfezione da Luigi De Concilio, per moderare uno degli incontri di Energia in gioco, il progetto della società elettrica per gli studenti delle scuole superiori. Nell’aula magna dell’Albergo dei Poveri, senza essere travolti dai calcinacci, siamo stati travolti dalla forza dialettica di Raffaele Morelli, direttore di Riza Psicosomatica, che ha raccontato le vicende di Amore e Psiche lasciando a bocca aperta ragazzi abituati a passare le ore a scuola sbadigliando. Segno che, quando ci si mette il cuore, quando ci si carica di passione, quando si vende bene la propria merce - soprattutto se è la più bella delle merci, come lo è Amore e Psiche - i ritorni ci sono. Ecco, sono stato fiero e orgoglioso che Enel mi abbia affidato l’incarico di moderare quel dibattito.
Stessa storia per le iniziative della Feg, la Fondazione Edoardo Garrone. Personalmente, soprattutto in tema di esternazioni calcistiche, non ho mai avuto remore a dire quando non ero d’accordo con Riccardo Garrone, anche contestandolo pesantemente, quando ritenevo giusto farlo, circostanza che non è particolarmente di moda nel mondo sportivo genovese. Così come non ho alcun problema a dire che la sua «top list» delle autorità riconosciute (Giorgio Napolitano, Luca Cordero di Montezemolo, Ferruccio De Bortoli ed Eugenio Scalfari) non è la mia. Ma credo che la Fondazione Garrone sia l’esempio più alto di Cultura a Genova. E che il racconto dei libri della propria vita al Modena, in particolare le serate con Antonio Albanese e Roberto Saviano, sono qualcosa che resterà.
Grazie Duccio. Altro che decadenza, siamo a Mecenate.