Il ritorno del Montgomery: british style e tasca per l’iPad

«Sono un uomo sbagliato, ma non un debole» amava dire il generale Bernard Law Montgomery, comandante delle truppe alleate nello sbarco in Normandia e vincitore della battaglia di El Elamein che, sulla divisa, amava indossare l'inconfondibile cappottino blu con cappuccio e alamari della marina militare inglese.
Questo caposaldo dell'eleganza maschile che in realtà si chiama «duffle coat» è ricomparso a Firenze sulla passerella di Valentino nella più inedita e convincente versione couture che si possa immaginare. «È in gabardine di lana e razmir (tessuto tipico dell'alta moda femminile) con cuciture termosaldate» spiegano Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, direttori creativi della storica griffe ospite d'onore dell'81sima edizione di Pitti Immagine Uomo con una collezione maschile per il prossimo inverno semplicemente perfetta. Tutti i capi erano infatti costruiti con un affascinante mix & match tra lusso privato e modernità, tradizione e innovazione, sartorialità e tecnologia. «Oggi è molto più stupefacente un vestito grigio fatto in modo nuovo che non un cappotto di zibellino lungo fino ai piedi» sostengono saggiamente i due stilisti. Infatti il loro peacot aveva qualcosa del pullover, la classica giacca a due bottoni cadeva dritta come un fuso senza per altro essere rigida e tantomeno pesante, mentre il famoso montgomery era un capolavoro di design. Del resto sullo sportivissimo paltò amato dal leggendario generale inglesi si sono esercitati un po' tutti gli espositori del mastodontico salone fiorentino. Isaia propone una versione superaccessoriata con tasche interne portagiornale, porta Iphone, custodia per le cuffie e fodera in tessuto Aqua Regimental anche nel cappuccio. «Tiene caldo, ma mai quanto il piumino Babà» spiega Gianluca Isaia mostrando il lussuosissimo giaccone di vicuna imbottita in piume di cigno che al pubblico costa 12mila euro. Più economico ma non meno bello il piumino di montone firmato C.P. Company, griffe egregiamente disegnata da Enzo Fusco che tra tante meraviglie propone anche un superbo montgomery in lana infeltrita con collo a scialle e tasche laterali. «È un capo solido e al tempo stesso interessante - spiega lo stilista - ha una vestibilità più confortevole del classico cappotto ma in ogni caso conserva un certo aplomb». Esemplari in questo senso i coloratissimi modelli di Havana & Co., griffe pugliese fondata dai fratelli Salvatore e Sergio Toma. In lana cotta giallo cedro con interni grigi, oppure in tweed rosso vino (e in questo caso si tratta del Primitivo di Mandria) con effetto montone, i loro magnifici duffle coat non hanno nulla da invidiare a quelli di Gloverall, la griffe britannica creata da Harold & Freda Morris nel dopoguerra per soddisfare le richieste del pubblico una volta esaurite le scorte militari. Sul fronte colore e sapore, comunque, pochi possono competere con il montgomery in lana infeltrita e motivi Navajo presentato da MCS, il brand di Valentino Fashion Group che un tempo si chiamava Marlboro Classics. In jersey di lana con fantasia a quadri Madras la versione di L.B.M. 1911, mentre quella di Piquadro pur essendo in materiali naturali come lana e fustagno ha un certo non so che di tecnologico. Del resto il brand nato sull'accessorio e la pelletteria sta veramente facendo una piccola rivoluzione copernicana. E nella linea Sartoria lancia un servizio di personalizzazione estrema che ti consente di costruire cartelle, portafogli, porta telefonino o Ipad con oltre 10 mila combinazioni di materiali, colori e decori.