Il ritorno di Otello: qualche fischio ma grande bellezza

da Parma

C’è una notizia vecchia e una notizia nuova. Quella vecchia è che a Parma hanno fischiato un tenore. Quella nuova è che è stato dato, dopo 26 anni, l’Otello di Verdi. Il tenore era scandaloso? No: però cantava senza la lama lucente degli acuti, e con un pastone scuro di voce; per cui il loggione della prima, che di tenori ne ha sentiti tanti, ha espletato una funzione che gli è cara, vigilare sul livello vocale. All’anteprima tutto era andato liscio, nelle recite si vedrà. Però con quel tenore, Vladimir Galouzine, è stato possibile far capire la grande storia shakespeariana, perché ha fraseggiato con passione, ha detto bene il testo, e ha concluso lodevolmente.
La novità è stata questa; perché ad ascoltare i discorsi all'uscita molti non avevano mai visto, qui a Parma, questo capolavoro; e ne sono rimasti emozionati. È un’esecuzione di tutto rispetto. Bruno Bartoletti macina Verdi come un buon fornaio il pane; ed accanto al mestiere della grande esperienza ha la memoria delle grandi esecuzioni e la curiosità di approfondire. Ha avuto anche lui la sua parte di fischi, forse per la scelta del protagonista. Svetla Vassileva ha impresso il suo sigillo d'artista sulla parte di Desdemona, tormentata, nitidissima nel canto; e capace di raccogliersi nell'Ave Maria finale con interiorità impressionante fino a sublimarsi nel la bemolle alto che la chiude. C’è poi un Jago dinoccolato, sfuggente, come Verdi chiedeva in una lettera famosa: non il maligno che sogghigna, ma l'ombra del male su uno che passa inosservato. Il giovane Marco Vratogna disegna questo personaggio, ma dovrà rafforzare il dominio sui mezzi vocali, pur interessanti. Nella compagnia, tutta molto dentro la partitura, c’è un Cassio sopra le righe ma di forte spicco anche vocalmente, bel figuro di ufficiale vanesio, Blagoj Nacoski. Spettacolo all'inglese, di John Cox. Grande voglia di raccontare, sottolinenando col gesto, con il movimento, le azioni e le passioni. Uno scivolo irregolare e orizzontale offre occasioni per illusioni di spazio e non meno per rotolii di personaggi. Chi si abbandona alla storia, la vive fortemente. Chi desidera più verosimiglianza può essere disturbato da quel paio di bocche di cemento così poco cipriote nella scena di Johan Engels, anche se può consolarsi con la presenza d’un mare fortemente suggestivo; e dopo avere ammirato l’arrivo di Otello in cima alla sua nave, può credersi perché si cali dalla nave alla stanza di Desdemona, alla fine, quando ormai non c'è più spazio per simboli e il contrasto fra la candida cristiana ed il Moro distrutto dalla gelosia fino a farsi infelice punitore, esplode nella sua misera pienezza umana. E alla fine difatti si trattiene il respiro, nel dolore e nella bellezza.